Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

DUOMO di ATRI – TERAMO

La nuova chiesa fu consacrata a Sancta Maria de Atria (Santa Maria di Atri) e poi a Santa Maria Assunta, citata nella bolla di papa Innocenzo II e affidata ai monaci cistercensi che costruirono il convento. Dal Trecento fino agli inizi del Seicento la chiesa si dotò di preziosissime opere d’arte, grazie anche al mecenatismo degli Acquaviva (duchi di Atri) e dei vescovi, alcune famose, come per esempio il campanile (iniziato nel 1305 ma concluso solo nel 1502) e le Storie di Cristo e Maria nel presbiterio (coro dei canonici) realizzate tra il 1460 e il 1470 e gli Evangelisti (1481) sulla volta del presbiterio realizzate tutti e due dal celebre pittore Andrea De LITIO, il massimo esponente del Rinascimento in Abruzzo insieme a Saturnino GATTI.

La Cattedrale, già esistente nel XII secolo, riconsacrata nel 1223 e ricostruita quasi interamente a partire dal 1268, sorge su antiche preesistenze, come attesta la Cripta, antica cisterna romana. L’attuale configurazione a 3 navate, senza transetto ed abside, è l’esito di complesse vicende costruttive testimoniate da alcune anomalie come la larghezza inferiore della navata centrale rispetto alle laterali, l’inserimento del campanile a metà della navata sinistra ed in particolare la variazione della forma dei sostegni, polistili nelle prime 4 campate e a sezione ottagonale nelle successive.  Al centro della facciata, a terminazione orizzontale come la Basilica di Collemaggio, restaurata dopo il terremoto del 1563, si apre il portale di scuola atriana sormontato da un rosone, mentre il fianco meridionale è impreziosito dai ricchi portali di Raimondo del POGGIO e Rainaldo d’ATRI, databili tra il 1288 e il 1305. Il campanile, iniziato nel XIII secolo, venne concluso alla fine del XV secolo con la cella cuspidata di Antonio da LODI. Nella Cappella del Coro, unico spazio voltato, si può ammirare il celebre ciclo di affreschi di Andrea De LITIO. La Basilica di Santa MARIA ASSUNTA è il duomo di Atri, trimillenaria città d’arte dell’Abruzzo adriatico, a pochi chilometri da Pescara, oltre che uno dei monumenti simbolo dell’Abruzzo. È monumento nazionale dal 1899. Quando Atri fu fondata intorno al XII-XI secolo a.C., nella zona del duomo sorgevano delle mura ciclopiche, che cingevano la città. I Romani conquistarono Atri nel 290 a.C., fecero la fortuna della città e la ingrandirono, quindi abbatterono le mura ciclopiche e sempre nell’area occupata oggi dalla concattedrale costruirono un tempio dedicato ad Ercole. Successivamente, vi fu costruita una domus e, tra il I e il II secolo d.C., le terme, sotto il quale furono costruite le cisterne ancora oggi visitabili (si trovano sotto la chiesa e spesso vengono chiamate “Cripta“). Il declino e la scomparsa dell’Impero Romano d’Occidente portarono ad una crisi generale ed anche Atri non ne scampò e a volte fu invasa dai barbari e tutto ciò portò all’abbandono della terme di Atri, che diventarono un rudere. La prima chiesa, eretta probabilmente nel IX secolo, fu sostituita, nell’XI secolo, da una chiesa più grande come l’attuale duomo, ma più bassa e a 5 navate (i resti della suddetta chiesa si ammirano ancor oggi all’interno) che si arricchì di opere d’arte, andate però perdute (tranne un frammento di ambone oggi al Museo Capitolare di Atri e l’altare).

La nuova chiesa fu consacrata a Sancta Maria de Atria (Santa Maria di Atri) e poi a Santa Maria Assunta, citata nella bolla di papa Innocenzo II e affidata ai monaci cistercensi che costruirono il convento. Dal Trecento fino agli inizi del Seicento la chiesa si dotò di preziosissime opere d’arte, grazie anche al mecenatismo degli Acquaviva (duchi di Atri) e dei vescovi, alcune famose, come per esempio il campanile (iniziato nel 1305 ma concluso solo nel 1502) e le Storie di Cristo e Maria nel presbiterio (coro dei canonici) realizzate tra il 1460 e il 1470 e gli Evangelisti (1481) sulla volta del presbiterio realizzate tutti e due dal celebre pittore Andrea De LITIO, il massimo esponente del Rinascimento in Abruzzo. Per rendere visibili i mosaici romani delle antiche terme fu rialzato il presbiterio e furono posate delle lastre di vetro; il baldacchino di Carlo Riccione, che si trovava sopra l’altare, fu smontato perché oscurava la vista degli affreschi e rimontato nell’annessa chiesa di Santa Reparata. Durante questi restauri furono anche scoperti i resti dell’antica chiesa di Sancta Maria de Atria. I lavori interessarono anche il Museo Capitolare, con il riallestimento e il restauro di tutte le sale e la ricostruzione degli archi del lato nord che erano stati chiusi nel XIX secolo. I lavori si conclusero il 12 settembre 1964, quando la cattedrale fu elevata a basilica minore da papa Paolo VI e riaperta il 15 novembre dello stesso anno.

FACCIATA: La facciata, maestosa ed imponente, si affaccia su piazza Duomo. Anticamente aveva una cuspide, che crollò durante un terremoto il 17 settembre 1563; la cuspide non venne mai più ricostruita. Realizzata in pietra d’Istria come tutto l’esterno della chiesa, la facciata presenta al centro lo splendido portale realizzato da Raimondo del Poggio e Rainaldo d’Atri tra il 1288 e il 1305. Ricco di colonne, capitelli e con la raffigurazione di due fiere, il portale è un importante esempio di gotico in Abruzzo: soprattutto dopo il restauro effettuato tra il 2003 e il 2008 si può ammirare in tutta la sua bellezza. La lunetta fu dipinta nel XVI secolo con un affresco raffigurante L’Assunzione di Maria, un tempo attribuito erroneamente ad Andrea De Litio. Alla destra del portale si ammirano quei pochissimi resti di un affresco gigantesco raffigurante san Cristoforo (XIII secolo): nel Medioevo in molte chiese era uso apporre immagini gigantesche di questo santo, patrono dei viaggiatori e dei pellegrini. si credeva che vedere una sua immagine anche da lontano assicurasse protezione durante il viaggio o pellegrinaggio. Sopra il portale si trova un magnifico rosone a ruota di 12 raggi, uno dei più pregiati d’Abruzzo: l’autore è ignoto. Sopra il rosone, ancora, una nicchia contiene una statua della Madonna con Bambino in trono realizzata in marmo alla fine del Duecento: l’autore è ignoto, forse un artista della Scuola atriana, ma la scultura presenta alcuni riferimenti alla scultura gotica dell’epoca, soprattutto ad Arnolfo di Cambio. Alla sommità della facciata sorgeva la cuspide: crollata nel 1563, non venne più ricostruita ma sostituita con una decorazione che consiste in una serie di archetti, in stile rinascimentale.

FACCIATA: La facciata, maestosa ed imponente, si affaccia su piazza Duomo. Anticamente aveva una cuspide, che crollò durante un terremoto il 17 settembre 1563; la cuspide non venne mai più ricostruita. Realizzata in pietra d’Istria come tutto l’esterno della chiesa, la facciata presenta al centro lo splendido portale realizzato da Raimondo del Poggio e Rainaldo d’Atri tra il 1288 e il 1305. Ricco di colonne, capitelli e con la raffigurazione di due fiere, il portale è un importante esempio di gotico in Abruzzo: soprattutto dopo il restauro effettuato tra il 2003 e il 2008 si può ammirare in tutta la sua bellezza. La lunetta fu dipinta nel XVI secolo con un affresco raffigurante L’Assunzione di Maria, un tempo attribuito erroneamente ad Andrea De Litio. Alla destra del portale si ammirano quei pochissimi resti di un affresco gigantesco raffigurante san Cristoforo (XIII secolo): nel Medioevo in molte chiese era uso apporre immagini gigantesche di questo santo, patrono dei viaggiatori e dei pellegrini. si credeva che vedere una sua immagine anche da lontano assicurasse protezione durante il viaggio o pellegrinaggio. Sopra il portale si trova un magnifico rosone a ruota di 12 raggi, uno dei più pregiati d’Abruzzo: l’autore è ignoto. Sopra il rosone, ancora, una nicchia contiene una statua della Madonna con Bambino in trono realizzata in marmo alla fine del Duecento: l’autore è ignoto, forse un artista della Scuola atriana, ma la scultura presenta alcuni riferimenti alla scultura gotica dell’epoca, soprattutto ad Arnolfo di Cambio. Alla sommità della facciata sorgeva la cuspide: crollata nel 1563, non venne più ricostruita ma sostituita con una decorazione che consiste in una serie di archetti, in stile rinascimentale.

INTERNO:
L’interno della chiesa
è a tre navate: quella centrale è la più alta, quelle laterali sono più basse e alla stessa altezza. Le colonne medievali hanno splendidi capitelli medie-vali, alcuni diversi da un altro, realizzati intorno al 1223 alcuni e tra il 1260 e il 1284 altri, ad opera di Raimondo del POGGIO e Rainaldo d’ATRI. Lungo la navata sinistra (7) abbiamo una serie di affreschi e sculture datati tra il Trecento e il Seicento; inoltre vi si trovano la base del campanile e la porticina d’accesso. Gli affreschi “Le Storie di Cristo e Maria” nel presbiterio (10) (coro dei canonici) furo-no realizzati tra il 1460 e il 1470 unitamente a quelli degli Evangelisti (1481) sulla volta del presbiterio, dal celebre pittore Andrea De LITIO, il massimo esponente del Rina-scimento in Abruzzo. Durante gli ultimi restauri (1986) furono commessi vari errori, tra questi: fu distrutto l’organo antico sostituendolo con uno moderno e non furono posti dei giunti di dilatazione sul pavimento. Proprio quest’ultimo errore fece sì che 40 anni dopo si veri-ficassero gli scoppi del pavimento e così la chiesa fu chiusa di nuovo dal 2003 al 2008 per effettuare i lavori di restauro; la riapertura al culto avvenne il 21 dicembre 2008. Durante questi ultimi restauri fu rifatta la pavimentazione con lastre in cotto e travertino che imitano i colori delle colonne; sotto il pavimento è stato inserito un sistema di riscaldamento per i mesi freddi; sono state sostituite le lastre di vetro, rifatti gli intonaci, restaurate tutte le opere d’arte presenti.

La BASILICA Concattedrale di Santa MARIA ASSUNTA, monumento nazionale, fu costruita a partire dal 1260 circa e finita nel 1305. La chiesa era stata costruita su una del del IX secolo, a sua volta costruita su una Cisterna romana che ne divenne la Cripta, costruita a sua volta su un tem-pio dedicato ad Ercole poggiante su antichissime mura ciclopiche tuttora visibili nella cripta. Nel 1335, sul lato sud, fu edificata la Chiesa di Santa REPARATA, modificata nel ‘500. La Facciata, un tempo forse cuspidata, presenta un grande Portale, un grande Rosone e una nicchia con una statua della MADONNA con Bambino di Raimondo del POGGIO e Rainaldo d’ATRI (capostipiti di una florida scuola di scultura e pittura detta “Atriana”); sul lato sud si aprono 3 Portali del XIV secolo: partendo dalla Chiesa di Santa Reparata: il Primo di Raimondo del POGGIO, è anche la PORTA SANTA; il Secondo di Rainaldo d’ATRI; il Terzo di Raimondo del POGGIO. Il Campanile, sul lato nord, è il più alto d’Abruzzo (57 m), per questo è visibile da più punti dai centri limitrofi. La prima parte della torre campanaria, in pietra, fu iniziata nel ‘200 fino alla cella campanaria e completata in mattoni, con la cuspide ottagonale, da Antonio da LODI nel 1502, che costruì campanili simili a Teramo, Campli, Corropoli e ad Atri stessa per la chiesa di Sant’AGO-STINO, più avanti su corso Adriano. L’INTERNO della chiesa è a 3 navate. Nella navata sinistra, vi è una serie di affreschi di vari artisti, tra cui Giacomo d’ATRI, Il Maestro di OFFIDA, Andrea de LITIO, del ‘300-’400 tra i quali spicca un affresco del Trasporto della Santa CASA, del 1460, opera del più famoso dei pittori abruzzesi Andrea de LITIO. Vi è anche un pregevole Battistero rinascimentale del 1503, opera del lombardo Paolo de GARVIIS di BISSONE e la Cappella ARLINI (1618) con una tela di scuola napoletana dello stesso periodo. Nella navata destra si possono ammirare una serie di affreschi che vanno dal ‘200 al ‘400, opera di artisti locali come Luca d’ATRI, Giovanni di CRISTOFORO e Giacomo d’ATRI.

Vi è anche una serie di Cappelle rinascimentali:

– CAPPELLA de’ CORVI (1503, Paolo de GARVIIS);

– CAPPELLA di San NICOLA dei Sarti (eretta da un mercante arabo dopo essere scampato ad un naufragio);

– CAPPELLA degli ACQUAVIVA, eretta nel 1503 dal Duca Andrea Matteo III Acquaviva, è impreziosita da una tela di scuola fiorentina del XVII secolo, ora al MUSEO CAPITOLARE.

E poi abbiamo:

– Nei pressi del Coro, lato nord, è presente il noto affresco del XIII secolo rappresentante la leggenda francese de “L’INCONTRO dei VIVI e dei MORTI”.

– Nella navata centrale 2 ACQUASANTIERE, una delle quali (1400 o 1500) è retta da una scultura che rappresenta una donna in costumi locali.

– Sulle colonne vari affreschi del ‘300-’400, tra i quali una Trinità a 3 Volti (XV secolo); una MADONNA adorante il Bambino (1460-70) di Andrea de LITIO e del suo allievo Ugolino da Milano e una MADONNA di Loreto (1450) sempre di Andrea de LITIO.

L’Incontro dei tre vivi e dei tre morti (12) (sopra): All’angolo tra la parete sinistra del coro e la parete di fondo della navata sinistra, partendo dall’entrata,  si trova un singolare affresco, di cui non esistono molte versioni in Italia, soprattutto nel Medioevo. Non è una danza macabra, ma è un episodio che si ritrova frequentemente nella letteratura francese e anche in quella italiana. Proprio perché questo episodio faccia parte della letteratura francese fa pensare che l’autore venga dalla Francia; inoltre anche la datazione, 1260 circa (quindi l’affresco più antico della chiesa), accredita l’attribuzione ad un pittore francese, visto che proprio in quegli anni comincia la diffusione di questo tema, ma solo in Francia (in Italia arriverà un po’ più tardi). L’affresco si può dividere in due parti, la parte terrena e quella con i morti; nella prima parte, a destra, vi sono un albero, i cavalli dei tre cavalieri, i paggi e infine i tre cavalieri, vestiti con abiti molto preziosi (e che testimoniano la loro nobiltà), spaventati e atterriti alla vista di quello che hanno visto e che è rappresentato nella parte sinistra dell’affresco: i morti che si risvegliano. Tre scheletri, con un sottile strato di pelle, si sono risvegliati e stanno sghignazzando: i primi due sono già in piedi, il terzo è ancora dentro la tomba ma sta per uscire (all’estrema sinistra). L’affresco è contenuto in una cornice affrescata dello stesso periodo e autore: interessante la cornice della parte alta, che è la più ampia, dove vi sono molte decorazioni geometriche e vegetali. Sopra i tre cavalieri, c’è una scritta in caratteri gotici maiuscolo, di cui però solo la prima parte si è conservata ed è leggibile perfettamente: .. E la notte svanisce: la gloria del mondo…, evidente allusione alla vittoria della morte sulla vita, che è anche il tema principale dell’affresco: gli uomini (i 3 cavalieri) sono atterriti alla vista dei morti, ma non potranno fuggire da essa. Sopra questo affresco ve ne è un altro, più piccolo, che occupa anch’esso l’angolo tra le due pareti. Risale alla fine del Duecento, in stile bizantino, ed è tutto quello che rimane di un affresco che raffigurava i 12 Apostoli: sono sopravvissuti solamente i santi Andrea e Bartolomeo. Ogni Apostolo è contenuto in una nicchia e separata da una striscia rossa; accanto al sant’Andrea c’è tutto quel che rimane di una banda a decorazioni vegetali, che forse separava questo affresco da un altro. Sopra l’affresco, c’è una merlatura di un castello in prospettiva aggiunta molto probabilmente nella prima metà del Quattrocento.

SAGRESTIA dei CANONICI: Per mezzo di un’artistica cancellata in ferro battuto, che si trova accanto ai resti di Sancta Maria de Hatria, si accede al locale dell’antisacrestia. In questo spazio sono presenti varie opere d’arte: prima di tutto, due vetrate (opera della ditta Camper di Atri, anni settanta) con raffigurazioni di santi, i 3  grandi cassettoni lignei e intagliati del ‘700, un lavabo da sacrestia della fine del XIX secolo. Sopra questi cassettoni sono collocate 4 tele eseguite tra il Cinquecento e il Settecento: San Rocco, del Cinquecento-Seicento; L’Adorazione dei Pastori, della fine del Cinquecento e opera di un pittore abruzzese che riprende schemi di pittori romani e umbri; Madonna con Bambino e santi (molto deteriorata) molto probabilmente del ‘600; L’Im-macolata Concezione, opera del 1780 circa eseguita secondo molti critici da Giuseppe Prepositi (Atri, ?- 1790 circa), tra i principali allievi di Francesco Solimena. Queste tele ornavano alcuni altari barocchi oggi smantellati presenti all’interno della concattedrale, tranne la tela della Madonna con Bambino e Santi che proviene dalla chiesa della Madonna delle Grazie (chiesa della Cona). Interessante, infine, anche un affresco staccato dalla chiesa di san Liberatore ad Atri raffigurante la Madonna con Bambino in trono tra angeli, eseguito nel Due-cento, ma molto probabilmente ritoccato e ridipinto in alcune parti nel Quattrocento. A destra si trova uno dei tre ingressi del Museo Capitolare, il cosiddetto ingresso invernale, perché aperto durante il periodo invernale in sostituzione di quelli affacciati su via Roma e via dei Musei aperti in estate. L’ingresso invernale, aperto anche d’estate, permette ai turisti un comodo collegamento tra la concattedrale e il museo, senza dover uscire dalla chiesa. A sinistra invece c’è l’ingresso, più stretto e appartato, della sagrestia: l’interno di questo locale, dove sono custoditi tutti i paramenti e gli oggetti liturgici ha la forma di una cappella od oratorio, cosa che però non deve sorprendere visto che spesso le sagrestie antiche hanno spesso la forma di una cappella con tanto di altare.

Tutta la sagrestia è decorata da affreschi del XIX secolo di artisti teramani e atriani: interessante la cupola, dove vi è la raffigurazione di angeli musicanti e festanti. Sulla parete di fondo c’è un altare in legno con le raffigurazioni, le statue dei santi e le decorazioni vegetali rivestite d’oro. L’altare fu realizzato nel XVII secolo da un artista locale che riprende in più punti i soggetti dello scultore Carlo Riccione, il maggior scultore abruzzese del Seicento che dimorò ad Atri dal 1677 al 1692. Sulla tavola dell’altare vi sono le figure in bassorilievo di san Lorenzo e di un altro santo non identificato (capelli, graticola e bordo dell’abito di san Lorenzo rivestiti d’oro), mentre ad incorniciare le tre raffigurazioni vi sono tre satiri alati e a petto nudo (capelli, ali e barba rivestiti d’oro), che riprendono figure simili realizzate da Carlo Riccione a Fano Adriano. Il dossale dell’altare presenta le tipiche volumetrie barocche; la prima fascia presenta una decorazione vegetale rivestita d’oro. La parte centrale presenta 4 bassorilievi raffiguranti L’Annunciata, l’Angelo Annunciante, Maria Maddalena e Santa Reparata, i cui capelli e mantelli e le aureola (e anche il leggio per la Madonna, le ali dell’angelo, il vaso d’ungenti per la Maddalena, la palma e la città di Atri per santa Reparata) sono rivestiti d’oro. La raffigurazione dei 4 santi è incorniciata ai lati da 6 nicchie che presentano 4 figure di santi (le altre 2 sono andate perdute o rubate) a tutto tondo, scolpite nel legno, con l’abito completamente rivestito d’oro. La parte superiore presenta un’altra decorazione vegetale (più ricca di quella bassa) rivestita d’oro e, infine, tra fogliami, due putti che reggono lo stemma degli Acquaviva. Ai lati dell’altare ci sono due teche con dei pezzi di stoffa azzurra ricamata con fili dorati, il cui significato, datazione e provenienza sono ancora incerti. Vi sono infine i tre armadi, risalenti al XIX secolo, anche questi in legno e con gli stipiti rivestiti d’oro. Anche qui alcune tele: un San Michele Arcangelo del XVIII secolo, copia della più celebre tela di Guido Reni a Roma; San Carlo Borromeo, della fine del Seicento; Maria Maddalena del ‘700. Una porticina sull’altro lato della sagrestia permette l’accesso ad un piccolo locale che tramite una porticina immette nella navata sinistra della concattedrale, nei pressi della Cappella del Santissimo Sacramento.

La Cappella, tutta in pietra bianca, è in stile classico-rinascimentale. Due lesene scanalate e incassate nella parete terminano con capitelli vagamente corinzi sormontati da una larga trabeazione. Nell’architrave si affacciano testine di serafini sorridenti che sono riprodotti pure nella cornice inferiore, attorno ai pilastri interni e nell’archivolto tondegg-iante. La cornice superiore risulta coro-nata da una grossa conchiglia poggiante su di un fregio raccorciato in larghezza. Lo stemma della Famiglia de’ Corvi, posto sul tronco a sinistra, è finemente scolpito in pietra; il tipico uccello sorante (attri-buto araldico che si applica all’uccello che sta per spiccare il volo) col becco rialzato compare oltre che nello scudo anche negli spigoli superiori dello stemma. Manca la grande pala d’altare che in origine doveva essere necessa-riamente presente. A riempire lo spazio è stato posto un pregevole Crocifisso del sec. XVIII.

CAPPELLA ARLINI: E’ la prima che s’incontra nella navata di sinistra, a partire dall’ingresso principale. Risale al 1618 e fu dedicata a S. Giacomo Apostolo. La Cappella fu eretta dalla Nobile Famiglia Arlini, originaria di Pallanza nel Ducato di Milano, che si era trasferita in Atri nel sec. XVI. Al suo interno fa spicco un grande dipinto di m. 1,60 per 2,70 di notevole pregio artistico, raffigurante la “Liberazione delle Anime Sante dal Purgatorio”. Vi compaiono quattro Santi, S. Leonardo, S. Gregorio Magno con la tiara, S. Carlo Borromeo, S. Francesco ed una serie di Angeli che aiutano le Anime a salire nella gloria del Cielo mediante una scala al centro e lunghi cordoni ai lati. L’ascesa termina ai piedi della Trinità divina e della Madonna che a mani giunte ed orante viene incoronata in un tripudio di festa e di luce. Sulla destra, in basso, compare lo stemma degli Arlini. Tutta la composizione della Cappella è in legno dorato; nel sec. XVII la doratura era molto dispendiosa e pertanto riservata alle Famiglie più cospicue. Superiormente troneggia il biscione visconteo. Esso si trova inquartato, come elemento dominante, nello stemma Gentilizio degli Arlini.

CAPPELLA degli ACQUAVIVA; E’ l’unica opera di gran pregio collocata nella navata destra, che presenta così un suggestivo richiamo dovuto alla ininterrotta, equilibrata vastità ed alla luminosa chiarezza dell’ambiente. La Cappella, a destra dell’ingresso principale, fu eretta nel 1503 dallo stesso maestro comacino che eseguì il Battistero, costruito però in una fase di poco seguente. Composta con spiccato intento architettonico di chiaro stile rinascimentale, l’edicola consta di due colonne anteriori e due semicolonne posteriori addossate alla parete, tutte di ordine ionico e poggianti su basi, squadrate con buon senso delle proporzioni. In quest’opera si conferma l’uso raffinatissimo del materiale marmoreo; nella cornice finemente intagliata con ampi festoni, dentelli ed ovuli, c’è tutta una profusione di elementi minutamente scolpiti che pare ricollegarsi alla fantasiosa mentalità decorativa lombarda. Sulla destra lo stemma della Famiglia Piccolomini con le cinque mezzelune e sulla sinistra lo stemma della Famiglia Acquaviva, con i due leoni rampanti, inquartato con quello reale degli Aragonesi. Al di sopra dell’altare è posto un dipinto di m. 1,31 x 2,27 di buona fattura con cornice originaria, riferibile al sec. XVII. Raffigurata S. Anna, alla quale è dedicata l’intera Cappella, e S. Gioacchino che conducono per mano la vergine giovinetta. La Famiglia Acquaviva, che tanta parte ebbe nella storia religiosa e civile della Regione, è tra le più antiche e nobili della città di Atri, risalente al sec. XII; di essa hanno parlato numerosi scrittori. In questa stirpe, durante lo svolgersi di sei secoli, si ebbero un Beato, sei Cardinali, alcuni Arcivescovi e non pochi Vescovi. Il Beato Rodolfo fu glorioso Martire della Chiesa a Goa (India) nel 1583; attualmente se ne celebra la festa religiosa il 27 luglio di ogni anno. Questa Famiglia, imparentatasi nel 1509 con i reali d’Aragona di Napoli, si estinse con Isabella Strozzi, XIX Duchessa d’Atri, nel 1760. Gli Acquaviva avevano le tombe all’interno della Basilica-Cattedrale, vicino alla Cappella di Famiglia che sin dall’origine era collocata alla destra del Coro, sulla parete di fondo. Nel 1810, per costruire una gradinata che congiungeva la Chiesa con il Palazzo Vescovile attraverso un arco peraltro demolito nel 1935, la Cappella fu spostata in avanti e tutte le tombe degli Acquaviva abbattute.

Situata nella metà della navata destra, appartiene alla Confraternita di S. Nicola dei Sarti. E’ tradizione che detta Cappella sia stata eretta per opera di un negoziante proveniente dall’Oriente. Costui, salvatosi da un naufragio, per intercessione di S. Nicola di Bari, approdò a Cerrano, antico porto di Atri, dove era una Chiesa dedicata al Santo. Qui volle offrire il suo avere a S. Nicola, facendo erigere questa Cappella nella Cattedrale di Atri affidandone l’am-ministrazione ai Sarti, che si costituirono in società. La Cappella, tutta in pietra calcarea tenera di colore biancastro, rispetta nell’architettura una chiara volontà di equilibrio classico, nelle lineari colonne scanalate e nella statica nonché disadorna cimasa. All’interno, il grande dipinto su tela rappresenta la Madonna delle Grazie con il Bambino, avvolti da una schiera di Angioletti, e ai livelli più bassi prima S. Nicola Vescovo e S. Omobono, Patrono dei Sarti, poi altri piccoli Angeli, tra cui quello sul centro con forbici e filo.

La Porta Santa è un portale sacro che viene aperto solamente in occasione del Giubileo per essere attraversato dai fedeli. Simboleggia il passaggio dal peccato alla grazia attraverso Cristo, che è la “Porta” per la salvezza. Le principali Porte Sante si trovano nelle quattro basiliche papali di Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. La Porta Santa simboleggia un passaggio spirituale dal peccato alla grazia, rappresentando Cristo stesso e l’ingresso in una nuova vita di conversione e misericordia divina. Viene aperta solo in occasioni speciali come il Giubileo, quando i pellegrini la attraversano per ricevere l’indulgenza plenaria. Il gesto è un invito al pentimento e al rinnovamento della propria fede.

Per il Coro dei Canonici vedere anche il post: Andrea De LITIO nel Coro dei Canonici

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