EFESO: fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell’odierna Turchia. La città si trovava nell’attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın. Fu un importante e ricco centro commerciale e, dal 129 a.C., fu la capitale della provincia romana di Asia. . Nell’immagine in evidenza: Biblioteca di Celaso a EFESO.



La Basilica di San Giovanni ha un’importanza speciale per via delle sue mae-stose dimensioni. I muri che appaiono ora si sono conservati abbastanza bene , ma all’o-rigine possedevano graziose porte e finestre. L’altra facciata a sud si ergeva a piu di venti metri dando un aspetto maggiore alla struttura religiosa. La basilica di San Giovanni si trova sul colle di Apasas vicinissimo al castello di Selçuk. Scendendo dal colle di Ayasuluk (Apasas) si trovano i primi insediamenti di Efeso dove si trova la moschea di İsa Bey. la Moschea è composta da tre strutture religiose di fedi diverse, situate nello stesso triangolo. Andando un po’ piu avanti c’é una piccolissima via e subito accanto si trova il tempio di Artemide. Il tempio di Artemide o Artemisio, in greco antico Artemision era un tempio Ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella citta’ di Efeso. Purtroppo è rimasto ben poco, per le sue enormi dimensioni e la sua splendida architettura, fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. Secondo alcune fonti, l’apostolo Giovanni soggiornò ad Efeso; secondo altre fonti con lui avrebbe dovuto esserci anche Maria; tale ipotesi, non accertata, è negata da alcune fonti. Sul sito a Efeso considerato sede del sepolcro di Giovanni fu costruita una basilica nel VI secolo, sotto l’imperatore Giustiniano, della quale oggi rimangono solo tracce. Ad alcuni chilometri a sud di Efeso si trova una piccola cappella conosciuta come casa di Maria. Preceduta da un vestibolo del VII secolo, la piccola costruzione risale al IV secolo. Sono state trovate tracce di fondamenta risalenti probabilmente al I secolo.


(Dopo) Quel che resta del Tempio di ARTEMIDE (DIANA per i Romani): Il tempio di Artemide, era un tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso. Per le sue enormi dimensioni e la ricchezza delle decorazioni, fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, ma ne rimangono oggi solo minimi resti.

(Dopo) ROCCHIO di Colonna.: Il rilievo di un rocchio di colonna (columnae caela-tae) del tempio tardo-clas-sico, rinvenuto nei primi scavi ottocenteschi e con-servato presso il British Museum di Londra.


Castello di AYASULUK: Dopo anni di scavi (tuttora in corso), dal settembre 2012 l’emblema della città di Selçuk è finalmente aperto al pubblico, e vi si accede tramite la Basilica di San Giovanni, con lo stesso biglietto. Gli scavi, iniziati nel 1990, hanno dimostrato che la sommità su cui sorge la fortezza non solo era sede dell’originario insediamento di Efeso, ma anche di insediamenti molto più antichi, risalenti al Neolitico. I resti della fortezza parzialmente restaurata risalgono all’epoca bizantina e a quella ottomana. Nel 2009 la scoperta della Dimora interna alla fortezza, la sezione del castello per lo più in rovina, suscitò grande scalpore, poiché era stata precedente-mente menzionata dal viaggiatore inglese John Covell nel 1670. Creata quale dimora per l’ottomana famiglia regnante, fu probabilmente progettata dagli stessi architetti della İsa Bey Camii, la moschea in città. Recenti scavi all’interno della fortezza hanno anche portato alla luce i resti di tre abitazioni nella moschea di Kale: si tratta di un’area composta da 15 camere da letto, ribattezzata Terrazza meridionale. Dal 2010 sono stati restaurati oltre 100 m di mura sul lato occidentale, e le torri sono state ricostruite utilizzando i materiali originali. Gli archeologi continueranno a restaurare questo meraviglioso simbolo della città ancora per molti anni a venire.

(Dopo) EFESO: fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell’odierna Turchia. La città si trovava nell’attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın. Fu un importante e ricco centro commerciale e, dal 129 a.C., fu la capitale della provincia romana di Asia. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mar Mediterraneo, sono degne di nota quelle del Teatro, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso e, secondo Pausania (4.31.8), il più grande edificio del mondo antico: il tem-pio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitiva-mente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli. È altresì nota per aver dato i natali ad Eraclito di Efeso, tra i maggiori filosofi presocratici.


(Dopo) Via ARCADIANA: Dal teatro, lungo il portico di Verulanus e le terme del porto, in direzione del porto partiva una platēa, un’ampia strada porticata, la cui ultima sistemazione risale all’imperatore d’Oriente Arcadio.


(Dopo) Il grande TEATRO: Di grande effetto visivo, fu progettato secondo lo stile ellenistico a forma semicircolare e scavato nella collina, subendo interventi successivi atti ad aumentare la capienza per poter accogliere fino a oltre 20-25mila spettatori.




La Biblioteca di Celso di Efeso fu realizzata in età traianea, in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano, illustre personaggio che ricoprì tutte quante le cariche previste dal cursus honorum romano (fu persino insignito della carica di proconsole d’Asia nel 106 e morì poco prima del 117). L’edificio fu realizzato ad opera del figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila, il quale lasciò in eredità alla città di EFESO i denarii per l’acquisto dei libri. La biblioteca, che costituisce anche il monumento sepolcrale dello stesso Celso (la sua tomba infatti si trovava al di sotto dello stesso edificio) si trova in una zona nevralgica della città, a ridosso della grande agorà commerciale (agorà tetragona). La tecnica edilizia utilizzata è l’opera late-rizia, con l’impiego di pietrame. Pregevole la decorazione della facciata (che è stata interamente ricomposta da archeologi austriaci), che prevede l’uso di varie qualità di marmi, tra cui il pavonazzetto: viene riproposto qui lo schema tipico delle quinte scenografiche teatrali, ovvero la sovrapposizione di colonnati di va-rio ordine, che creano un particolare gioco prospettico con il loro aggettare rispetto alla parete di fondo. La decorazione di questo monumento costituisce un notevole esempio di quello che solitamente viene indicato come “barocco asia-tico”. Da ricordare, in particolare, le 4 nicchie presenti nella stessa facciata, che accolgono le statue celebranti le virtù di Celso: sophìa, areté, èunoia ed epistème (saggezza, virtù, benevolenza e sapienza). Si nota infine la presenza di doppi muri con intercapedine, atti a salvaguardare i rotoli di papiro dal pericolo di incendi.
(Dopo) Statua di CELSO: originalmente collocata nella nicchia centrale del piano su-periore della Biblioteca, ma correntemente presso i Musei archeologici di Istanbul.


Dopo: Statue della facciata (qui Areté di Celso)









