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BARI: CHIESA MATRICE di Santa MARIA ASSUNTA – POLIGNANO a MARE

La Chiesa dedicata alla Vergine Assunta sorge sulla stessa area occupata in passato da un tempio pagano. Fu consacrata nel 1295 dal vescovo Guglielmo e di seguito ha subito numerosi interventi che ne hanno modificato sensibilmente l’impianto originario. Nell’immagine in evidenza: Polittico in sagrestia “Madonna Bambino e Santi” di Bartolomeo Vivarini – 1485.

La Chiesa dedicata alla Vergine Assunta sorge sulla stessa area occupata in passato da un tempio pagano. Fu consacrata nel 1295 dal vescovo Guglielmo e di seguito ha subito numerosi interventi che ne hanno modificato sensibilmente l’impianto originario. E’ affacciata sulla piccola piazza Vittorio Emanuele II. Attualmente si estende su di un ampio sagrato, delimitato da una alta cancellata in ferro, che costituisce parte integrante del complesso architettonico. Allo stile romanico-pugliese si aggiungono inserimenti decorativi e strutturali gotici, rinascimentali e barocchi. La facciata, che unisce il gotico al barocco, termina cuspide ed ha uno sviluppo semplice e lineare; nell’ordine inferiore, al centro, si apre un grande portale architravato e decorato da sculture e bassorilievi; nell’ordine superiore si apre una elegante bifora gotica. E’ a 3 navate, scandite da due file di sei colonne. Il presbiterio rialzato è delimitato da una balaustra marmorea su cui domina l’altare maggiore costruito nel Settecento. Dietro, l’imponente coro ligneo realizzato fra il 1611 e il 1773 con effetti dorati e figure di santi. Sull’altare maggiore sopraelevato è il Cappellone del martire San Vito, patrono della città, con le reliquie del Santo (un frammento del braccio e la rotula del ginocchio). Ai lati del presbiterio sono le cappelle del SS. Sacramento, del Rosario e la cappella Buonospirito o del Presepe, che deriva la sua denominazione dal gruppo scultoreo cinquecentesco, oggi monumento nazionale, che rappresenta la natività, opera di Stefano da Putignano risalente al 1503. All’interno sono custodite alcune opere attribuite allo scultore Stefano da Putignano, attivo tra il XVI e il XVII secolo, e l’importante Polittico della Madonna con Bambino e Santi, del XV secolo su tavola dorata di Bartolomeo Vivarini a cura dell’ARPAI, oltre ad una moltitudine di altre piccole opere ed a preziosi paramenti sacri donati dall’ex Monastero di San Benedetto, oggi inesistente.  La volta delle navate laterali è in pietra, mentre sulla navata principale e sul transetto si estende un tetto a capriate, coperto da un soffitto ligneo dipinto. Le navate sono pavimentate con lastre in pietra di Trani; la zona presbiterale presenta un rinnovato pavimento in maiolica decorata. Spicca il campanile, alto più di 23 metri, è composto da tre ordini, aggiunti in epoche diverse.

L’interno è diviso in tre navate da arcate poggianti su sei colonne. Una notevole opera artistica è l’organo settecentesco di scuola napoletana, situato in alto sull’ingresso. Ma lo sguardo del fedele e del visitatore viene subito catturato dalla maestosità dell’altare maggiore (sul retro è un dipinto del ‘600), dal coro e dalla La Cappella di san Vito, il tutto incorniciato da un doppio ordine di archi, imponenti e superbamente decorati. Di particolare rilievo è il coro, situato nell’abside. Risalente al 1611, è costituito da tre ordini di scanni, decorati con dipinti e colonnine: una preziosità di lavoro e arte. La Cappella del SS. Crocifisso e quella della Madonna del Rosario fiancheggiano l’altare maggiore. La prima è stata oggetto, nel 2004, di lavori di restauro che hanno portato alla luce frammenti di decorazioni di un altare del ‘500. Alla stessa epoca risale la croce a Y inserita nella nicchia. La particolare forma del crocifisso rappresenta una vera e propria rarità, in quanto unico esemplare in tutta la Puglia e nel Mezzogiorno. Numerosi altri dipinti e sculture di elevato pregio artistico sono presenti nella sagrestia, che ne fanno una galleria d’arte in cui si possono ammirare, fra gli altri, una Deposizione (1600 di Tommaso Scalera), varie opere del XVIII secolo di autori ignoti, un polittico di Bartolomeo Vivarini (XV sec.) e, non ultimo, un anello con pietre preziose e smalti, opera toscana del XVI sec

(dopo, sullo sfondo) CAPPELLONE di San VITO (patrono della città). Il dipinto è del ‘600.

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