Uno dei gioielli dell’arte romanica in Abruzzo (metà del XII secolo). La chiesa romanica di Santa Maria del Lago prende il nome dal vicino bosco (Lucus). È stata probabilmente edificata su preesistenti ruderi romani ed è l’unico edificio superstite dell’abbazia benedettina del XII secolo, età testimoniata dall’iscrizione (1159) presente sull’ambone.


La chiesa romanica di Santa Maria del Lago prende il nome dal vicino bosco (Lucus). È stata probabilmente edificata su preesistenti ruderi romani ed è l’unico edificio superstite dell’abbazia benedettina del XII secolo, età testimoniata dall’iscrizione (1159) presente sull’ambone. Il Chronicon Casauriense riporta che intorno nel 1050 Moscufo era feudo dell’abbazia di San Clemente a Casauria. La chiesa ha subito numerose trasformazioni. In età barocca, nel 1733 sotto l’abate Battista Mazzacara, venne rialzato il piano di calpestio, coperti gli affreschi romanici e costruito un nuovo altare maggiore. La facciata venne rielaborata in stile classico con frontone triangolare con quattro lesene in stucco e con un rosone quadrilobato, rialzando contempora-neamente i muri laterali. Nel 1914 ci fu un intervento di restauro, con l’abbassamento del pavimento nella zona del pulpito e recupero dei piedistalli delle colonne. Nel 1960 poi vi furono restauri per conto della Soprintendenza al fine di ripristinare l’aspetto originario della chiesa, eliminando tra l’altro il campanile ed un’acquasantiera esterna.

La Facciata a in mattoni ospita un Portale a tutto sesto del XII secolo scolpito con grappoli e fiori, ornamenti che si ritrovano anche all’esterno, sulle monofore delle tre absidi. Il rosone è liscio senza decorazioni. La chiesa ha tre navate che terminano in altrettante absidi. Le fiancate laterali e le absidi presentano una cornice di archi semicircolari. Ogni abside ha al centro una stretta monofora. L’interno ha 4 colonne ed un pilastro per lato in mattoni e capitelli in pietra che sostengono archi, sempre in mattoni. La navata centrale ha una larghezza doppia delle laterali. Nell’abside centrale rimangono resti di affreschi di un grande Cristo e sotto una teoria di santi. La copertura in capriate di legno è stata ripristinata nel corso del restauro del settecento. Oltre alle tre monofore delle absidi ed il rosone, l’interno è illuminato da 8 aperture lungo le navate laterali. Sulla navata di destra rimango tracce di 3 finestre che in passato collegavano la chiesa con il vicino cimitero. Il pavimento in cotto ha tre livelli diversi, con il più basso all’ingresso, il medio dalla terza campata, fino al presbiterio ed il più alto nella zona dell’altare. Sempre all’interno si trova una tavola del 1465 di Andrea De LITIO che raffigura una Madonna con Bambino. Elemento di rilievo è l’Ambone poggiato su 4 colonne che sorreggono delle arcate. Fu commissionato nel 1159 dall’Abate al maestro NICODEMO da Guardiagrele. Scolpite in rilievo sull’ambone vi sono storie veterotestamentarie (tra le quali: Davide – o Sansone? – che uccide il leone, Davide che affronta l’orso, Giona inghiottito dal pesce, Giona rigettato dal pesce); storie di Santi (San Giorgio che uccide il drago); figure allegoriche; animali fantastici; deformi figure umane come telamoni. In dimensioni maggiori e in rilievo molto più accentuato sono scolpiti i simboli del Tetramorfo. L’opera inoltre è firmata e datata (1159). Le ampie tracce di policromia ancora visibili fanno di questo pregevolissimo monumento – tra i maggiori d’Abruzzo, ma di rilievo senza dubbio nazionale – una rara testimonianza dell’uso di dipingere le sculture, un tempo molto diffuso ma oggi difficilmente visibile a causa del degrado del colore.





















