La Chiesa della Ss. Trinità ha una storia profondamente intrecciata con quella dell’omonima arciconfraternita. Alla fine del XVI secolo, i Padri Celestini dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone cedettero alla confraternita la chiesa di San Giacomo in Cartolano, che da allora assunse la dedicazione alla Ss. Trinità. Anche l’interno fu modificato, ridotto a una sola navata. Il campanile, distrutto dal terremoto, fu riedificato tra il 1743 e il 1744, sostituendo quello costruito da mastro Cesare Lombardo nel 1602. Nel 1958, il piano urbanistico “Aschieri” richiese l’ampliamento di Corso Ovidio, portando all’arretramento della facciata della chiesa di 8 metri per allinearla ai nuovi portici. Nell’immagine in evidenza: La Madonna addolorata, tavola centrale del trittico (transetto sinistro).

L’arretramento comportò una riduzione della planimetria della chiesa e l’abbattimento del campanile e di altre strutture. Per compensare questa perdita, furono creati due fornici laterali al di là dell’arco trionfale, trasformando la navata unica in una pianta a croce latina. Nel 1999, un accurato intervento di restauro ha permesso di recuperare l’elegante apparato decorativo interno della chiesa. Un aspetto distintivo della chiesa è l’Adorazione perpetua del SS. Sacramento, che ha luogo ininterrottamente dalla seconda guerra mondiale, testimoniando un profondo impegno nella devozione e nella spiritualità della comunità. La Facciata della chiesa, nonostante l’arretramento subito nel 1958, è stata accuratamente ricomposta. Realizzata in conci regolari di pietra, la facciata si presenta con una terminazione orizzontale e risulta ben delimitata lateralmente da paraste.
La Facciata è suddivisa in due ordini da una cornice marcapiano modanata, che riprende lo stile del coronamento superiore. Nella campata inferiore, che poggia su una zoccolatura continua, si apre il Portale architravato, affiancato da due colonne di ordine composito. Queste colonne sono erette su alti piedistalli e sostengono una trabeazione modanata, sormontata da un timpano triangolare. All’interno di questo timpano è collocato il busto in pietra dell’Eterno Padre, probabilmente recuperato dalla distrutta chiesa di Sant’Agostino. Al di sopra del portale, in corrispondenza della sua apertura, si trova una finestra con su un timpano mistilineo, che completa la composizione della facciata. La chiesa presenta una pianta a croce latina ad una sola navata. All’estremità della navata, due arcate laterali a sesto ribassato si aprono sui bracci del transetto. Le pareti perimetrali sono scandite da una serie di lesene scanalate, sormontate da capitelli decorati con dorature che aggiungono un tocco di eleganza al contesto.


(Dopo) Soffitto: La copertura è realizzata con un soffitto a cassettoni in gesso decorato con stelle e rosoni, che ha sostituito una volta precedentemente dipinta nel 1915 dal pittore aquilano Carlo PATRIGNANI, allievo di Teofilo PATINI.









Dopo: Nel braccio destro del transetto è situata la Cappella del SS. Sacramento, che ospita l’altare in pietra dipinta, dedicato alla SS. Trinità e realizzato nel 1858. L’arredo sacro è sormontato da un gruppo settecentesco in legno e cartapesta della SS. Trinità, mentre il paliotto custodisce la statua lignea del Cristo Morto del 1750, completando così un insieme di elementi artistici e devozionali di notevole valore.

Dopo: Sulla parete di controfacciata, al di sopra della controporta in legno dipinto e dorato del 1931, sono collocati il moderno organo realizzato nel 1966 e la cantoria del 1761, opera dell’ebanista Ferdinando MOSCA, noto anche per la realizzazione dei due confessionali in legno di noce nello stesso anno.


Dopo: La balaustrata del palco d’organo, con un profilo mistilineo, è ornata da sei pannelli con scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, dipinti da Crescenzo PIZZALA tra il 1774 e il 1777.


Dopo: TRITTICO prima del Transetto Sinistro, a Destra.

Dopo: Appena il Trittico c’è la Sacrestia.

Dopo: Sempre nel Transetto Sinistro.

L’armadio da sacrestia contiene tre statue, due entro nicchie nella parte superiore. Due di queste statue sono settecentesche: al centro si trova il Cristo Risorto, attribuito allo scultore napoletano Gennaro FRANZESE, e a destra Sant’Isidoro Agricoltore, firmato da Giacomo COLOMBO e datato 1715, proveniente dalla chiesa di San Filippo. A destra si trova la moderna statua di San Lorenzo.


Qui e dopo: Di Crescenzo PIZZALA sono i due medaglioni decorativi, situati entro cornici in stucco dorato sulle pareti laterali, che raffigurano i Dottori della Chiesa in gloria.




