La Cattedrale di Sant‘ALESSANDRO è il principale luogo di culto cattolico della città di Bergamo, chiesa madre dell’omonima diocesi. È dedicata a sant’Alessandro patrono di Bergamo ed è situata nella città alta, in piazza del Duomo, di fianco al Palazzo della Ragione e alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Nell’immagine in evidenza: Catino absidale, Deposizione dalla Croce.



La storia della cattedrale è stata controversa. Soltanto durante i lavori di restauro del 2004, sono stati rinvenuti resti risalenti all’età romana, che hanno permesso di ricostruire con particolare precisione sia gli edifici che si sono susseguiti nell’area che l’impianto urbano della zona in cui attualmente si trova il duomo. Sotto la pavimentazione difatti sono emersi differenti strati, ognuno dei quali corrispondente ad altrettante epoche. Il più antico ha evidenziato la presenza di un primo luogo di culto paleocristiano, risalente al V secolo, del quale si era soltanto ipotizzata l’esistenza. A metà del ’400 si decise la costruzione di un nuovo edificio religioso di maggiori dimensioni in luogo del precedente, affidando il progetto all’architetto fiorentino Filarete, che stabilì per la nuova cattedrale, intitolata non solo a San Vincenzo ma anche a Sant’Alessandro, una pianta a croce latina con un’unica navata con affiancate tre piccole cappelle semicircolari per parte e con una cupola a padiglione ottagonale, mentre la chiesa precedente era a tre navate. Non fu un lavoro facile e veloce, serviva acquisire parte delle proprietà cittadine, avendo possibilità di sviluppo solo su di un lato della piazza distruggendo l’antica scalinata che dava accesso da quella che era piazza nuova al Palazzo della Ragione.
Il 3 maggio 1459 venne posata la prima pietra e già nel 1467 venne completata la prima cappella sul lato sinistro, dedicata a santa Caterina e san Girolamo. Solo nel 1611 venne nominato a dirigere i lavori l’architetto Vincenzo Scamozzi. Il cantiere riprese vigore sul finire del secolo quando, nel 1689, l’edificio subì una ristrutturazione ad opera di Carlo Fontana, il quale innalzò la cupola, allungò l’abside e terminò finalmente i lavori nel 1693. Nel frattempo, all’inizio del XVII secolo il vescovo san Gregorio Barbarigo ottenne da papa Innocenzo XI la bolla Exponi nobis che stabiliva un’unica cattedrale, dedicando a sant’Alessandro quella che era stata san Vincenzo, e un unico capitolo. A san Vincenzo rimase una cappella sulla destra ed il transetto con una pala dipinta da Carlo Ceresa. L’edificio subì altri rimaneggiamenti che interessarono sia il campanile, la cupola, la cappella del Crocifisso e l’interno nel corso del XIX secolo, epoca a cui risale anche la facciata, che venne inaugurata il 26 agosto 1889, giorno della festa di sant’Alessandro. Il 26 agosto 2008 è stato inaugurato l’altare. Dal 2012 si può visitare il MUSEO della Cattedrale che permette di visionare e comprendere l’evoluzione del duomo fin dalla sua primitiva formazione.

L‘ESTERNO della cattedrale di Sant’Alessandro è caratterizzato dalla FACCIATA ottocentesca in marmo bianco di Botticino. La facciata del duomo venne iniziata nel 1866 e terminata soltanto nel 1889, seppur priva di alcuni elementi decorativi previsti dal progetto originario di completamento, realizzato tra il 1878 e il 1879 da Angelo Bonicelli. Il prospetto è preceduto da un scalinata in granito rosso di Boveno, e presenta, nella parte inferiore, un PORTICO a tre fornici, ciascuno dei quali è costituito da un arco a tutto sesto sorretto da pilastri. Ognuna delle due campate laterali del portico è decorata con una cupoletta internamente affrescata ed esternamente sormontata da una statua bronzea; nella fornice centrale vi sono due medaglioni raffiguranti i santi Pietro e Paolo opera di Luigi Pagani, e sopra vi è una statua più grande, raffigurante Sant’Alessandro opera di Paolo Sozzi, mentre le due statue poste sui due vani laterali raffiguranti le virtù teologali Fede e Speranza sono opera di Luigi Pagani.
La parte superiore della facciata è a capanna, con una grande finestra rettangolare inquadrata fra 2 colonne corinzie; il coronamento è costituito da un timpano triangolare. In corrispondenza della crociera, si eleva la cupola, terminata nel 1829 ma oggetto di un restauro già nel 1853. Questa presenta un alto tamburo con finestre quadrangolari ed una copertura in rame sormontata da una statua di Carlo Broggi raffiguran-te Sant’Alessandro vessillifero (1851). Alla sinistra dell’abside sorge la TORRE CAMPANARIA, costruita nel 1690 e sopraelevata nel 1850. La cella campanaria si apre su ciascuno dei 4 lati del campanile con un’ampia monofora a tutto sesto ed ospita un concerto di 6 campane.


Dopo: ABSIDE e PRESBITERIO

Si accede al PRESBITERIO da una scala composta da sette gradini in marmo bianco con una balaustra marmorea nera. Al centro, si trova il moderno Altare, opera eseguita dopo il Concilio Vaticano II, è composto da mensa in marmo con il prezioso Paliotto argenteo del ‘600 al centro del quale si trova l’urna d’argento contenente le spoglie di Sant’Alessandro martire eseguita dall’orafo Pietro Roberti e donata dal consiglio della città nel 1702. L’altare maggiore opera di Cesare Targoni venne realizzato nel 1588, decorato di marmi policromi e figure in metallo dorato, si presenta a forma di tempietto semiottagonale e suddiviso in tre ordini. Sul primo ordine vi sono collocate le immagini dei 4 evangelisti, in quello superiore san Pietro e san Paolo, mentre sulle sommità l’immagine di Cristo risorto. Nella portella al centro il dipinto di Enea Salmeggia raffigurante il Redentore, del medesimo artista l’Ultima cena dipinta sul retro dell’altare.
Sei grandi angioletti sorreggono il Ciborio, sono opera successiva di Antonio Fontana, del 1715, quando si aveva l’impressione che l’altare fosse troppo semplice rispetto alla maestosità della basilica, realizzati su disegno di Marco Alessandri. Nell‘ABSIDE maggiore, dietro l’altare, realizzato in marmi policromi su disegni di Filippo Juvara, sono collocati sette grandi dipinti, al centro il Martirio di sant’Alessandro opera del 1694 di Nicola Malinconico, la Consacrazione episcopale di San Narno opera di Francesco Polazzo, la Predicazione di San Viatore opera di Francesco Monti, il Mar-tirio di san Giovanni vescovo di Giambattista TIEPOLO (1743-1745), il Martirio di san Proiettizio di Gian Bettino Cignaroli, il Martirio di sant’Esteria di Giovanni Battista Pittoni e il Martirio di san Giacomo opera di Silvestro Manaigo. Il Sant’Alessandro nel catino absidale è opera di Carlo Innocenzo Carloni.

L‘INTERNO della cattedrale di Sant’Alessandro presenta una pianta a croce latina, con navata unica che si apre sulle cappelle laterali, tre per lato e volta a botte lunettata. Nel transetto di destra vi è il grande Altare dei santi Fermo, Rustico e Procolo progettato da Filippo JUVARA, in quello di sinistra l’altare dedicato alla Madonna della Pietà. Nella prima cappella di destra intitolata a san Benedetto vi è la pala San Benedetto da Norcia fra San Gerolamo e San Lodovico da Tolosa di Andrea PREVITALI (1524) e in quella di sinistra Madonna con il Bambino in gloria e i santi Caterina d’Alessandria e Gerolamo di Giovan Battista MORONI (1576). La Cappella del Crocifisso conserva un crocifisso del ‘500 della ex Chiesa di Santa Maria di Rosate. La chiesa conserva anche altri dipinti, tra cui una Madonna dei colombi, attribuita a Giovanni CARIANI, e tele di Giambettino CIGNAROLI e di Sebastiano RICCI.


CUPOLA: Il primo progetto per la realizzazione della cupola venne presentato da Carlo Fontana nel 1688. Prevedeva la realizzazione di un impianto che superasse per altezza e valore architettonico quello della vicina Basilica di Santa Maria Maggiore. Il progetto tanto esuberante intimorì il Capitolo del duomo che ne chiese il ridimensionamento anche per moderarne i costi di costruzione. Ma l’architetto rispose che l’abbassamento comportava un minimo calo di spesa ma una grave perdita estetica. Si susseguirono nel tempo molti progetti, del 1826 il progetto di Carlo Amati, che però poi si ritirò dall’esecuzione. Nel 1833 ne fu di affidata la realizzazione a Giuseppe Cusi che aveva realizzato un progetto di proporzioni inferiori, ma fu un fallimento, lo spessore troppo esile del tamburo comprometteva la stabilità della cupola in muratura che rivestita in rame venne chiamata lo sgarbato pentolone. Dopo ben 8 tentativi l’arcidiacono Pietro Rusca, invitò tre architetti, tra questi Giuseppe Berlendis che si incaricò del novo progetto e della realizzazione. La cupola venne eretta dal 1853 al 1855. La cupola emisferica, si presenta in altezza superiore, come era il primario progetto del Fontana, da quella di santa Maria Maggiore, anche se sicuramente di proporzioni inferiori al progetto originario. All’esterno la stabilità è assicurata da tre gradoni, sulla sua sommità venne posta la statua in rame di sant’Alessandro. L’interno è stato affrescato da Francesco Coghetti che lega armoniosamente con il resto della cattedrale.

Dopo: AFFRESCHI del Soffitto









Dopo: ALTARE dei santi Fermo, Rustico e Procolo è posto nel tran-setto di destra e venne esegui-to su progetto del 1731 di Filippo JUVARA. Marmo di Carrara – 2000× 694 cm. L’altare è posto sul transetto destro dell’unica navata della basilica e si presenta di dimensioni ampie, rilevanti, e dai molteplici colori dei marmi di Carrara. Il rosso Francia del basamento, dei pilasti e del fregio, maculato di Seravezza per i rudenti delle colonne, giallo di Verona delle cornici e del semitazze, verde di Varallo delle parti coprenti, lavorati dai fratelli Giacomo e Carlo Antonio Manni. Due colonne per lato sorreggono il timpano che temina nella conca dell’abside. Antonio Calegari e i suoi collaboratori, sono gli scultori che realizzarono le statue poste al centro raffiguranti i tre santi e il paliotto che giunsero a Bergamo il 3 agosto 1733 via fluviale attraverso l’Adda, anche le statue della Fede, Carità poste sullo stereobate, Fortezza e Speranza poste sulle curve del timpano, vennero realizzate nel 1736 sempre dalla bottega del Calegari. Gli angiolotti posti in alto furono eseguiti dalla bottega dei Fantoni nel 1740. Gli angiolotti sorreggono la mitra vescovile e il cartiglio Hic sumus orantes pro vobis, considerati di dimensioni eccessive per l’impianto architettonico dell’altare. Il cofano in argento realizzato dall’orafo Giuseppe Filiberti nel 1753 risultò di dimensioni troppo modeste rispetto l’imponenza dell’altare venne quindi incaricato il bergamasco Bernardino Trivelli per la realizzazione di una nuova urna in argento da apporre nell’arca di bronzo che si trova al centro dell’altare opera del Filiberti.

(Dopo) ALTARE della beata Vergine della Pietà: Si trova sul transetto di sinistra realizzato su progetto del canonico Marco Alessandri. Per la sua edificazione occorse un quadrilustro. L’altare, di notevoli dimensioni e dalla forma concava, è arredato da marmi pregiati: il nero di Orezzo sul fondo fa risaltare i colori del verde di Varallo delle due colonne salomoniche, il marmo Portovenere nelle nicchie, e nelle specchiature il rosso di Francia e il giallo di Verona. Le stereobate realizzate da Andrea Fantoni che raffigurano i sette dolori di Maria: la Fuga in Egitto, la Profezia di Simeone, lo Smarrimento di Gesù fanciullo, la Salita al Calvario, la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce, il Seppellimento di Gesù sono considerate, per la loro raffinatezza, tra le opere migliori realizzate dallo scultore. Due angeli di grandi dimensioni, sempre opera di Andrea Fantoni, sorreggono una corona in metallo dorato realizzata da un orafo milanese nel 1717. Le due grandi statue di Ester e di Giuditta presenti sui tronconi estremi del timpano non vengono considerate lavori fantoniani, sia per la diversità di materiale che per la differente tecnica d’esecuzione, forse lavori di Andrea Ferretti al quale vengono assegnati anche gli angeli posti sopra la nicchia della Madonna. La nicchia lignea ricca di intagli dorati ospita la statua della Madonna ed è un’opera di Giovan Battista Caniana realizzata nel 1729; nel medesimo anno l’artista collaborò con la fabbriceria del duomo per la realizzazione delle cantorie. Sotto l’ancona della Madonna è posizionato il quadro raffigurante il santo Giustiniani, a cui era stato dedicato originariamente l’altare, lavoro di Nicola Bambini. L’altare è racchiuso nel transetto delimitato da una balaustra i cui marmi riprendono nei colori quelli dell’altare.




Prima: realizzata nel XIX secolo su progetto di Raffaele Dalpino è intitolata al Crocifisso perché conserva sull’altare il crocifisso proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Rosate ritenuto miracoloso e posto nel 1810. La cappella venne costruita dove era inserito l’altare dedicato a Giovanni Battista su disegno di Giovanni Moroni. Due statue in marmo bianco raffiguranti i santi Pietro e Paolo furono realizzate da Gelpino Caligari nel 1783. L’interno monumentale, a pianta greca con una ampia cupola circolare affrescata nel 1862 da Antonio Guadagnini, contiene affreschi e stucchi dorati realizzati nel 1866 da Luigi Pagani. Nel grande catino dell’abside è raffigurata la Deposizione dalla croce, mentre sull’arco di ingresso l’affresco l’Invenzione della Croce, e nella cupola Missione redentrice di Cristo e altri episodi biblici. I pennacchi degli archi raffigurano gli apostoli e gli evangelisti. Gli affreschi e le dorature vengono illuminate da tre grandi finestre centinate. Sull’altare, in una nicchia di legno argentato e dorato realizzata nel 1932, è posto il Crocifisso proveniente dalla chiesa delle Rosate. La struttura del Cristo dai lineamenti fini e delicati, dalle forma esili e allungate, porterebbe a considerare che sia una realizzazione tardogotica lombarda della metà del XIV secolo. Il braccio sinistro è legato alla croce con un nastro, come racconta il miracolo del 1677, quando una giovane monaca ripresa dalla superiora forse ingiustamente, si era genuflessa ai piedi del crocifisso lamentandosi, e il braccio del Cristo staccandosi la strinse in un abbraccio. Da questo fatto la venerazione. Nel 1806 vennero realizzate da Innocenzo Fraccaroli, le statue in marmo. Nel 1946 fu posta all’ingresso della cappella una scultura moderna in bronzo realizzata da Giacomo Manzù, dalla profonda carica espressiva.


Dopo: ORGANO BOSSI, Sulla cantoria sulla parete sinistra dell’abside, si trova l’or-gano a canne costruito nel 1842 da Felice Bossi e restaurato dalla ditta Mascioni nel 1995. A trasmissione meccanica, ha un’unica tastiera di 58 note.
Di Seguito: ORGANO CORNA, L’organo maggiore della cattedrale è stato costruito tra il 2009 e il 2010 dall’organaro Pietro Corna riutilizzando il materiale fonico e riadattando la consolle del precedente organo Balbiani-Vegezzi Bossi, costruito nel 1943 ed ampliato nel 1995. Lo strumento è a trasmissione elettronica e dispone di 2 consolle.



BATTISTERO: Di fronte alla facciata della cattedrale, sul lato opposto di piazza del Duomo, si trova il battistero. A pianta ottagonale, il battistero venne costruito nel 1340 da Giovanni da Campione come vasca battesimale per la basilica di Santa Maria Maggiore, dove in origine era situato, probabilmente in fondo alla navata centrale. Venne smontato nel 1660 e ricostruito nel 1856 all’interno del cortile dei Canonici per essere ricostruito in stile neogotico nella sua sede attuale nel 1900. Il battistero esternamente è caratterizzato dal PORTALE strombato a tutto sesto e da un finto loggiato costituito da esili colonnine affiancate poste in alternanza ad 8 statue del ‘300 che raffigurano le tre teologali. (Fede, Speranza, Carità) e le 4 Virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Fortezza, Temperanza), con l’aggiunta di un’ottava virtù, la Pazienza. La copertura dell’edificio è costituita da un tiburio privo di tamburo, completato da una piccola lanterna sormontata dalla statua di un Arcangelo.

(Dopo) L’INTERNO: E’ formato da un’unica aula ottagonale, con paramento murario a fasce marmoree bicrome. Al centro trova luogo il fonte battesimale, opera di Giovan-ni da Campione che lo realizzò nel 1340, con decorazioni gotiche; alle sue spalle, in asse con il portale d’ingresso, trova luogo l’altare, sormontato da una statua marmorea raffigurante San Giovanni Battista posta all’interno di una nicchia ogivale trilobata. Le pareti sono decorate da otto bassorilievi con scene della Vita di Gesù, anch’essi opera di Giovanni da Campione.



