Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

NARNI: Un Breve TOUR Per NARNI (TERNI)

NARNI, città in Provincia di Terni, è un borgo di aspetto medievale affacciato sulle gole del fiume Nera e già potente centro degli Umbri e dei Romani, dominato dall’alto dall’imponente Rocca costruita dall’Albornoz. Nel centro, intorno alla piazza dei Priori attorniata da palazzi storici e lungo le antiche viuzze, sono alcuni dei monumenti più importanti come il Duomo e la chiesa di Santa MARIA in Pensole. Nella Pinacoteca si ammira una pala del Ghirlandaio. Narni ha ispirato il nome della saga fantasy Le Cronache di Narnia, ha ospitato le riprese di diverse produzioni. Tra i film principali girati in città figurano il thriller Un posto sicuro (2025) di Luca Tartaglia, Il dolce rumore della vita di Giuseppe Bertolucci Il paradiso all’improvviso di Leonardo Pieraccioni. Nell’immagine in evidenza: Affresco nella Chiesa di San Francesco.

Nel centro storico, la sacralità della chiesa di san Francesco rimane immutata sin dal XIII secolo, periodo della sua costruzione. Quest’aura di misticismo continua al di fuori delle mura cittadine, dove, poco distante, si trova lo Speco di san Francesco, in cui dimorò nel 1213 il Poverello di Assisi: un vero e proprio taglio nella roccia, che conserva intatto l’aspetto primitivo che contraddistingue l’Ordine. Il silenzio della valle e il mistero che avvolge la struttura, rendono l’Abbazia di san Cassiano un luogo di grande spiritualità e una meta irrinunciabile. Oltre alle vestigia del suo glorioso passato medievale, Narni racchiude un segreto che rivela la sua anima più vera, nascosta tra le ombre delle sue viscere. La favola di Narnia non è soltanto fantasia. Questo luogo incantevole e incantato esiste anche nella realtà e oggi, come secoli fa, mantiene il fascino misterioso dell’epoca medievale che più degli altri ha segnato la sua storia. Percorrendo le stradine e i vicoli, si ha come l’impressione che un fermento nascosto si muova sotto i piedi, che le mura medievali serbino dei segreti celati in tempi remoti… Saranno state queste suggestioni a ispirare lo scrittore C.S. Lewis per il suo romanzo Le cronache di Narnia, di cui è stato poi prodotto l’omonimo film Disney. Ed ecco comparire sullo schermo i castelli che sorgono sulle colline adiacenti, i lussureggianti paesaggi umbri e le ambientazioni medievali, che Narni ancora custodisce.

Dopo: La Rocca Albornoziana di Narni è una roccaforte costruita nel 1367 a fini difensivi per volere del cardinale Egidio Albornoz ed è posta a 332 m s.l.m. Essa domina l’abitato e la valle del fiume Nera da una posizione strategica favorevolissima. Sovrasta, da un lato, la conca Ternana, potendo agevolmente controllare le vie di accesso per Perugia, Amelia e Terni; dall’altro lato si affaccia verso SSO, dominando la via Flaminia e la strada verso Orte ed il Lazio.

Narni sotterranea è un complesso di ipogei riscoperti a partire dal 1977, costituiti per la maggior parte da cisterne per l’acqua e da locali adibiti a differenti usi, sia dalla popolazione che dagli ordini monastici. Parte di essi sono oggi aperti al pubblico. Il primo ambiente si scoprì essere una chiesa del XII secolo-XIII secolo. Inizialmente uno spesso strato di calcare depositato dallo stillicidio copriva gli affreschi. Un lungo corridoio conduce in una grande sala, la Sala dei Tormenti (così chiamata nei documenti degli Archivi Vaticani). Dalla metà del XVI secolo (dopo il Concilio di Trento) alla metà del XIX secolo ebbe qui una sua sede il Santo Uffizio o Tribunale dell’Inquisizione. Una prova di questa presenza si ha grazie ad un intero processo del 1726, scampato ai saccheggi, rinvenuto a Dublino, nel quale viene descritta la fuga di Domenico Ciabocchi, condannato per eresia in quanto bigamo, che strangolò il vivandiere e fuggì. Su un lato della sala una piccola porta permette l’accesso ad una cella carceraria. Le pareti della cella sono avvolte da un gran numero di segni graffiti. Per lasciare una traccia indelebile della loro sofferenza e non avendo a disposizione carta o inchiostro, i prigionieri usarono un coccio appuntito sull’intonaco bianco. In questo modo nomi, date e simboli sono potuti arrivare fino ai giorni nostri. Dopo secoli di silenzio è riemersa la storia di un prigioniero, che trascorse in quella cella almeno 90 giorni fra il 1759 e il 1760, Giuseppe Andrea Lombardini. Per non rischiare che venissero cancellati, Lombardini affidò i suoi messaggi di pace, libertà e giustizia ad un linguaggio con simboli massonici, alchemici e cabalistici incisi secondo un preciso disegno mentale. Grazie ai documenti rinvenuti negli Archivi Vaticani, al Trinity College di Dublino e in varie altre città italiane è stato possibile scoprire la storia dell’Inquisizione a Narni.

Prima: L’ABBAZIA di San CASSIANO, fortificata e protetta da mura merlate, è costituita oltre che dalla chiesa, sormontata dal campanile con la cuspide a forma di piramide quadrangolare, da un complesso di fabbricati un tempo ad uso dei monaci e oggi a disposizione di eventuali pellegrini. E’ un’abbazia benedettina del X secolo situata nei pressi di Narni. L’abbazia è ubicata sulle pendici scoscese del monte S. Croce, non distante dall’imboccatura della gola del fiume Nera, in una posizione che domina l’antico tracciato della via Flaminia, tra Narni Scalo e Stifone. La chiesa, benché modificata nel XIV secolo, resta legata ai modelli bizantini. I lavori di restauro le hanno restituito il suo aspetto originario: si è scoperto che in origine aveva una pianta a croce greca con al centro le 4 arcate più ampie e con 3 absidi, una delle quali è ora occupata dal campanile. La facciata ha un bel portale con pilastri e archi concentrici; manca l’affresco della lunetta, ma è stata ricostruita la trifora e tre aperture ovali in alto. Il campanile, addossato alla chiesa sulla destra, presenta due piani con bifore e un coronamento a piramide a base quadrata. All’interno le braccia della croce greca si aprono con arcate a tutto sesto e poggiano su colonne marmoree ornate di basi e capitelli eleganti. Il centro della chiesa è marcato da 4 pilastri quadrilobi, ciascuno composto da 4 semicolonne addossate ad un nucleo quadrato. Su tali semicolonne si appoggiano le arcate che dividono in navate. Le 4 semicolonne volte verso la navata maggiore si presentano invece libere, cosicché i bracci longitudinali della croce, formando un unico ambiente, acquistano una decisa accentuazione, ulteriormente marcata dall’allungarsi di un’arcata del braccio di ingresso.

Dedicata al suo primo vescovo, san Giovenale, morto il 3 maggio 376, fu costruita sul sito dove, probabilmente, esisteva già un edificio di culto dedicato al santo. La costruzione della chiesa attuale iniziò nel 1047, in adiacenza alle mura urbiche e dopo un’interruzione dovuta all’alluvione del 1053, fu completata e consacrata nel 1145. Come detto, La chiesa è ubicata a ridosso della cinta murari, ed è disposta ad angolo tra piazza Garibaldi, sulla quale prospetta la fiancata preceduta dall’alta scalinata, e piazza Cavour che gode della vista del portico sul fronte principale. Il fronte principale del XI-XII secolo è preceduto da un portico quattrocentesco che lascia intravedere i tre bei portali (il maggiore dei quali, duecentesco, è ornato con fregi a fogliame). Decorato da un fregio rinascimentale, realizzato in parte con materiali di spoglio, il portico ha il lato destro chiuso dalla Cappella dell’Università dei Muratori, dove si trova il fonte battesimale del 1506. Al di sopra del portico, la cortina originaria conserva tre monofore centinate. Nella facciata laterale (sopra) si apre un ulteriore ingresso sottolineato da un portale arcuato, con decori a girali (foglie di acanto che si sviluppano con vario intreccio) nella cornice e due leoni a tutto tondo alla base. Un’ampia scalinata in pietra supera il dislivello con la piazza sottostante. L’impianto basilicale a croce latina commissa (a “T”), è a tre navate divise da colonne, in gran parte di reimpiego, coronate da capitelli a foglie, che sostengono gli archi molto ribassati, tipici dell’architettura narnese. La navata centrale, ancora romanica, è dell’XI secolo, alla quale si aggiunse, nel XIV secolo, una navatella di destra con cappelle laterali. Il transetto è separato dal corpo longitudinale attraverso un diaframma creato da tre archi corrispondenti alle tre navate. Sempre nel XIV secolo si distrusse la precedente abside romanica per la realizzazione di una nuova, notevole abside poligonale gotica, modificata nel XVIII secolo. Sotto l’altare è presente la cripta del 1641, cui si accede mediante quattro scalinate, due lateralmente e due centralmente, con le spoglie di san Giovenale e dipinti del XVII secolo. In tutta la chiesa ci sono resti dell’antico pavimento cosmatesco della costruzione originaria del XI-XII secolo.

OPERE all’INTERNO: – Due amboni quattrocenteschi del 1490; – Un Crocifisso ligneo del XV secolo di autore ignoto; – Il Monumento sepolcrale del senatore Pietro Cesi del 1477, opera ispirata al rinascimento toscano; – Una statua lignea di sant’Antonio Abate e la Tavola di San Giovenale, opere del senese Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta; – La cappella dei Muratori con una tela del Pomarancio raffigurante la Madonna in gloria tra i santi Giovenale, Cassiano, Crispino, Crispiniano, proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino; – L’altare di San Pietro con Cristo che consegna le chiavi a San Pietro di Livio Agresti (1560); – L’antica cappella del Santissimo Sacramento rinascimentale (adesso ce n’è una moderna al termine della navata destra) con decorazioni dei Maestri Lombardi; – La cappella della beata Lucia del XVII-XVIII secolo, con quattro tele di Francesco Trevisani raffiguranti episodi della vita della terziaria domenicana beatificata, le cui spoglie sono sotto l’altare della cappella stessa; – La cappella di San Giuseppe, della seconda metà del XVIII secolo e decorata con tele di Giuseppe Sortini (1760).

La CHIESA fu costruita dopo la morte del Santo nel 1226, nel luogo in cui aveva dimorato San Francesco nel 1213. Qui infatti san Francesco vi rimase alcuni giorni, chiamato dal vescovo Ugolino ed operando alcuni miracoli come la guarigione di un paralitico, la restituzione della vista ad una non vedente, la liberazione di una indemoniata. La costruzione, voluta dai cittadini di Narni in segno di riconoscenza al santo, si protrasse fino al XIV secolo.

Dopo: La Facciata è semplice e rettangolare. Ha un portale del XIV secolo ad archi concentrici . Sul frontone c’era un rosone, sostituito da un finestrone nel XVII secolo.

Fra le cappelle, entrando sulla destra, si trova la Cappella Eroli, caratteristica per l’architettura ed importante per la decorazione quattrocentesca. L’ambiente è decorato con affreschi raffiguranti alcuni episodi della vita di San Francesco e di San Bernardino da Siena sulle 4 lunette laterali (due a destra e due a sinistra) probabilmente dopo il 1461, dal pittore Pier Antonio Mezzastris, che firma il ciclo intero su un gradino dell’affresco con il Sogno di Innocenzo III. Al termine della navata destra si trova la Cappella di san Giuseppe. Fu affrescata da Alessandro Torresani dopo il 1570 con scene raffiguranti l’Annunciazione, l’Adorazione del Bambino, l’Adorazione dei Magi, la Discesa della colomba su san Giuseppe, la Visitazione, le Nozze di Cana, il Redentore, San Giuseppe e un gruppo di uomini, Maria e le vergini sue compagne. Sulla parete di fondo si apre una porta affiancata dalle immagini di san Pietro e san Paolo. La volta a botte è dipinta con un cielo stellato, con al centro la figura del Salvatore mentre agli angoli troviamo i 4 Evangelisti. Nell’abside troviamo una grande finestra a trifora con una vetrata istoriata su due registri: il registro superiore raffigura San Francesco con i protomartiri francescani; quello inferiore lo Speco di Narni, S. Giovenale e la piazza dei Priori.

Dopo: L’INTERNO della chiesa è in stile romanico. Consiste in tre navate, divise da pilastri cilindrici che sostengono delle arcate a tutto sesto. La navata centrale è coperta da volta a capriate lignee, mentre l’abside è scandito in 5 spicchi da costoloni. La chiesa è ricca di affreschi per lo più del ‘300, ma anche del ‘400 e del ‘500, sia sui pilastri che nelle 5 cappelle, che si aprono su ogni lato delle navate laterali.

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