Il Giro delle Chiese

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BARI: BASILICA di San NICOLA

E’ uno dei simboli della città di Bari, sorge nel cuore della città vecchia, in una larga piazza, dove, prima della sua costruzione, vi era il palazzo del catapano bizantino (distrutto duran-te una ribellione popolare). L’edificio fu eretto tra il 1087 ed il 1197, allo scopo di custodire le reliquie di san Nicola, trafugato da Myra da alcuni marinai nel 1087.  La sua struttura è uno dei migliori esempi di architettura romanica pugliese.

La Basilica di San NICOLA, nel cuore della città vecchia di Bari, è uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese. Si tratta di una Basilica pontificia, il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta cioè direttamente alla Santa Sede. Questo nuovo status giuridico risale al 1929 (Patti Lateranensi), quando lo Stato italiano, incamerando tutte le proprietà della Basilica, rinunciava alla “palatinità” (gestione diretta del re sulla vita del clero) e immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione. La basilica, considerata uno dei prototipi delle chiese romanico-pugliesi, sorge isolata a poca distanza dal mare. La Facciata a salienti, semplice e maestosa, è tripartita da lesene, coronata da archetti e aperta in alto da bifore e in basso da tre portali, dei quali il mediano, a baldacchino su colonne, è riccamente scolpito. Due torri campanarie mozze, di diversa fattura, fiancheggiano la facciata. I fianchi si caratterizzano per le profonde arcate cieche (sopra le quali corrono loggette a esafore) e le ricche porte. Arcate cieche in basso e bifore in alto animano le alte testate del transetto e la parete continua absidale, ornata al centro da un grande finestrone. All’Interno, la basilica presenta uno sviluppo planimetrico a croce latina immissa. Sembra avere uno sviluppo longitudinale, ma non è così. È divisa in tre navate da 12 colonne di spoglio (6 per lato, con le prime 4 binate, cioè affian-cate a coppie). Il ritmo della navata centrale, con copertura a capriate, è scandito da tre arconi trasversali, aggiunti nel XV secolo in seguito a un terremoto che aveva reso pericolante l’intera costruzione. Mentre i primi due si impostano sulle prime quattro coppie di colonne binate, l’ultimo arcone è retto da due massicci pilastri compositi, posti quasi a metà della navata stessa. Al di sopra degli archi c’è il piano del matroneo a trifore. Il soffitto è intagliato e dorato accompagnato con riquadri dipinti del XVII secolo. Tre solenni arcate su graziose colonne dividono la navata centrale del presbiterio. L’altare maggiore è sormontato da un ciborio del XII secolo.

La CHIESA è divisa in tre navate da 12 colonne di spoglio (6 per lato, con le prime 4 binate, cioè affiancate a coppie). Il ritmo della navata centrale, con copertura a capriate, è scandito da tre arconi trasversali, aggiunti nel XV secolo in seguito a un terremoto che aveva reso pericolante l’intera costruzione. Mentre i primi due si impostano sulle prime quattro coppie di colonne binate, l’ultimo arcone è retto da due massicci pilastri compositi, posti quasi a metà della navata stessa. Nell’abside centrale degno di nota è il pavimento con tar-sie marmoree e con motivi orientaleggianti dei primi decenni del XII secolo assieme alla vigorosa sedia episcopale marmorea del 1105 e anche al monumento di Bona Sforza, regina di Polonia, di scultori del tardo Cinquecento. Nell’altare dell’abside destro è presente un trittico di Andrea Rizo da Candia del XV secolo; nella parete retrostante sono vari resti di affreschi trecenteschi. Sulla destra il ricco altare di San Nicola, in lamina d’argento sbalzato del 1684. Nell’abside sinistra campeggia una pala d’altare raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i santi Giacomo, Ludovico, Nicola di Bari e Marco, sovrastata una cimasa che raffigura il Cristo in pietà fiancheggiato dai santi Gregorio e Francesco eseguita da Bartolomeo VIVARINI nel 1476.

CIBORIO (XII secolo): Il ciborio soprastante l’altare, realizzato prima del 1150, è il più antico della Puglia. Quattro colonne di marmo antico, le antistanti in breccia rossa, le posteriori in breccia viola, sostengono il baldacchino, composto da due tiburi piramidali a base ottagonale sovrapposti, sorretti da due serie di colonnine con articolati capitelli. L’elaborato riprende un motivo romano, affermando in tal modo esplicitamente richiami al classicismo. Splendidi sono i capitelli che concludono le colonne databili del terzo decennio del XII secolo. Quelli anteriori recano figure angolari di angeli, quelli posteriori sono ornati, uno da pròtomi di ariete e uccelli, l’altro da motivi vegetali.

CATTEDRA dell’Abate ELIA: (sotto) Uno dei maggiori capolavori scultorei del romanico pugliese è conservato all’interno della basilica: si tratta di una cattedra episcopale realizzata al termine dell’XI secolo. La cattedra è ubicata dietro al ciborio, al centro del presbiterio e del mosaico che la riveste. Caratterizzata da un’ornamentazione molto curata, operata in parte a niello (lega metallica usata come intarsio), ha il sedile elegantemente traforato negli alti braccioli, sostenuto da espressive figure in altorilievo e a tuttotondo, i telamoni. Sul dorso ci sono due leonesse intente a sbranare due uomini. Da un’iscrizione posta sul retro del sedile, che lega l’opera alla figura dell’abate Elia, arcivescovo di Bari e Canosa, si è fatto risalire il lavoro agli anni tra il 1098 e il 1105. Se tale datazione fosse accertata, la cattedra costituirebbe uno dei primi lavori del romanico pugliese. In realtà l’opera è da collocarsi più probabilmente nella prima metà del XII secolo per la vitalità e la maturità dei rilievi.

In testa alla Navata Sinistra. Nell’abside sinistra campeggia una pala d’altare raffigurante la ”Madon-na col Bambino in trono e i santi Giacomo, Ludovico, Nicola di Bari e Marco”, sovrastata una cimasa che raffigura il Cristo in pietà fiancheg-giato dai santi Gregorio e Fran-cesco eseguita da Bartolomeo VIVA-RINI nel 1476.

La CRIPTA di San NICOLA è la 1° parte della Basilica ad essere stata completata, essendoci l’urgenza della reposizione delle reliquie del santo. Con ogni probabilità però non dovette trattarsi di una vera e propria costruzione, ma di un adattamento di una sala dell’ex Palazzo del Catapano, la residenza del governatore bizantino al tempo in cui Bari fu capitale dell’Italia meridionale (968-1071). Bizantine sono le 26 colonne, , con i capitelli ornati di foglie, grappoli d’uva e racemi. Le 4 centrali, invece, sono romanico-normanne, con animali energici ed aggressivi. Caratteristica la testa unica su due corpi, o l’incontro nell’angolo delle teste dei 2 animali. Due scaloni al termine delle navate laterali conducono nella cripta triabsidata, vasta quanto il transetto e sostenuta da 26 colonne varie abbellite da capitelli romanici. Sotto l’altare centrale della cripta riposa il corpo di san Nicola. Una delle absidi laterali è destinata al culto ortodosso. Vi sono, inoltre, 36 campate con le corrispondenti volte a crociera. La zona dell’altare dove riposano le reliquie del santo è rivestita da un mosaico pavimentale di eccezionale ricchezza di materiali proveniente da diverse aree geografiche.

Il 21 maggio e il 28 luglio 2017, per la prima volta negli ultimi nove secoli alcune reliquie di San Nicola il Taumaturgo da Bari sono state (temporaneamente) traslate in Russia, a Mosca e a San Pietroburgo.

SOTTO: Targa di amicizia (secoli fa) firmata dal presidente russo, Vladimir Putin.

COLONNA MIRACOLOSA: E’ di colore rosso, con venature bianche, la cui leggenda è documentata per la 1° volta nel testamento (1359) del fiorentino Niccolò Acciaiuoli, consigliere della regina Giovanna I. Questi aveva fatto costruire una cappella nel luogo sottostante, presso quella colonna che lo stesso glorioso Confessore con le sue proprie mani pose allorché si stava edificando la Chiesa o Confessione suddetta. Intorno a questa tradizione dei primi tempi della Chiesa vennero poi sviluppandosi intere leggende, la più diffusa delle quali inserisce la colonna in un importante viaggio di San Nicola a Roma. San Nicola l’avrebbe spinta nel Tevere e da solo sarebbe pervenuta a Mira. Mentre si costruiva la Cripta, i marinai la videro nelle acque di bari, ma non riuscirono a prenderla. La notte della reposizione delle reliquie, il popolo accorse al suono delle campane e vide San Nicola che  con 2 angeli la stava collocando nella Cripta. Le lunette sulle pareti furono dipinte verso il 1660 da Nicola GLIRI e discepoli.

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