Il Giro delle Chiese

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ANCONA: DUOMO di San CIRIACO

IL DUOMO è dedicato a san Ciriaco ed è la cattedrale metropolitana dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo. È una chiesa medioevale in cui lo stile romanico si fonde con quello bizantino, evidente nella pianta e in molte decorazioni. Sorge in scenografica posizione alla sommità del colle Guasco, già occupata dall’Acropoli della città greco-dorica, da dove domina tutta la città di Ancona e il suo golfo. Nell’immagine in evidenza: Reliquario di San Giacomo il Minore, apostolo. Bottega orafa marchigiana (1853-56). La Sacra Congregazione e lo stesso Pio IX concessero alla Chiesa di Ancona la facoltà di cele-brare la festa della “Translatio capitis S. Jacobi” da Gerusalemme ad Ancona il 4/3/anno.

Il DUOMO di ANCONA o di San CIRIACO: Architetti: diversi fra cui Mastro Filippo Margaritone d’Arezzo, Stile: romanico bizantino; Inizio costruzione 996 su edificio presistente; Fine costruzione 1017. E’ dedicato a san Ciriaco ed è la cattedrale metropolitana dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo. È una chiesa medioevale in cui lo stile romanico si fonde con quello bizantino, evidente nella pianta e in molte decorazioni. Sorge in scenografica posizione alla sommità del colle Guasco, già occupata dall’Acropoli della città greco-dorica, da dove domina tutta la città di Ancona e il suo golfo. Nel maggio del 1926 papa Pio XI l’ha elevata alla dignità di basilica minore. Il 30 maggio 1999 si è festeggiato il millenario della dedica della cattedrale, con la visita nel capoluogo dorico di papa Giovanni Paolo II che vi celebrò messa. Dal 3 all’11 settembre 2011 la cattedrale è stata al centro delle celebrazioni del Congresso eucaristico nazionale con la visita del papa Benedetto XVI. Secondo la tradizione storiografica, secondo le citazioni di Catullo e Giovenale, i dori siracusani eressero ad Ancona un tempio dedicato ad Afrodite, quando la città era colonia greca con il nome di Ankón. Il tempio è identificato con quello rappresentato nella scena 58 della Colonna Traiana. Il duomo rappresenta un alto esempio di arte romanica a cui si mescolano elementi bi-zantini e gotici; costituisce uno dei più importanti esempi di questo stile in Italia.

CUPOLA: San Ciriaco vanta una delle più antiche cupole d’Italia. Di forma ogivale con tam-buro dodecagonale poggiante su una base quadrata decorata ad archetti, venne alzata nell’incrocio dei bracci nel XIII secolo; da alcuni viene attribuita a Margaritone d’Arezzo (1270). Rappresenta uno degli sporadici esempi nell’architettura del periodo, insieme alle venete Basilica di Sant’Antonio da Padova e Basilica di San Marco a Venezia, nelle quali si vede una cupola posta a coronamento di una chiesa, e non di un battistero. Nel XVI secolo venne realizzata la copertura in rame che ancor oggi la caratterizza nel panorama cittadino.

ABSIDE (4) coronata da un doppio fregio a dente di sega e da due ordini di archetti pensili ciechi; in quello inferiore si trovano dodici protomi (nell’arte antica è un elemento decorativo costituito dalla testa, talora anche con parte del busto, di una figura umana o animalesca o fantastica) zoomorfe.

CAMPANILE (3):

E’ del XIII secolo, derivato dalla trasformazione di una torre medievale. Sul piazzale, su cui insiste il campanile, vi è una scultura bronzea di Albano POLI reffigurante San Giovanni Paolo II del 2017.

PORTALE Laterale (2): (XII-XIII secolo) E’ con capitelli corinzi, archivolti decorati da elementi fitomorfi e architrave che presenta una teoria di animali fantastici

FACCIATA, PROTIRO e PORTALE: La Facciata, tripartita, è preceduta da un’ampia scalinata, al di sopra della quale si alza il duecentesco Protiro di Margaritone d’Arezzo. Si presenta strombato, ancora di stile romanico, formato da un arco a sesto pieno sorretto da 4 colonne. Quelle anteriori poggiano su leoni di marmo rosso di Verona, mentre quelle posteriori, aggiunte in seguito dal Vanvitelli, poggiano su basamento. Il leone di sinistra protegge fra le sue zampe un agnello o pecora, mentre quello di destra schiaccia una serpe. Nel sottarco sono 4 rilievi rappresentati i simboli degli Evangelisti. Il Portale, attribuito a Giorgio da Como, (1228 circa), è in stile romanico-gotico e costruito in pietra bianca del Conero e marmo rosso di Verona. Presenta una profonda strombatura ed è ornato di fasci di colonne reggenti una serie di archi ogivali nel cui giro sono rilievi con immagini simboliche: busti di santi, figure di animali reali e fantastici, motivi vegetali. Al di sopra del protiro si trova un grande oculo con cornice romanico-lombarda e, ai lati, due monofore. PROTIRO (1): della prima metà del XIII secolo, è sostenuto da due leoni stilofori. Nel punto più alto dei 5 archi sopra il portale (inizi XIII sec.) è collocato il Cristo Signore, attorniato da apostoli e martiri. Alla sommità degli archi sono collocati, dall’alto: S. Ciriaco, S. Marcellini, e S. Libero, protettori di Ancona.

ESTERNI: Tutt’intorno, l’edificio si presenta come una poderosa e luminosa massa in pietra bianca del Conero e (nella facciata principale) in marmo greco, movimentata dalle absidi sporgenti dai transetti e dall’alzarsi del piano della navata mediana; il tutto è incentrato sullo slancio della cupola nella crociera. Una fine decorazione ad archetti pensili di gusto lombardo profila tutte le superfici e crea bei giochi di chiaroscuri. Isolato dal corpo principale sorge il campanile di cui si hanno notizie fin dal 1314 e che sorge sulla base di una torre militare tardo-duecentesca.

INTERNO: L’interno è a croce greca a tre navate. Le colonne sono romane di reimpiego e terminano su capitelli, alcuni dei quali bizantini. Le Volte sono veneziane del ‘600. Al centro della crociera è la slanciata cupola dodecagonale costolonata, con pennacchi sorretti da figure bizantineggianti di angeli oranti. La cupola poggia su pilastri cruciformi polistili; gli archi rampanti che la collegano alle pareti esterne hanno la peculiare caratteristica di essere posti all’interno e non all’esterno della costruzione, come di consueto negli edifici gotici; probabilmente ciò è stato attuato per non alterare l’armonia della costruzione romanica, già completa nel momento della costruzione della cupola. Nel coro, con cui termina il braccio longitudinale, è esposto il dipinto di Ercole FAVA ”Resurrezione di Cristo”.

I Bracci laterali dei transetti terminano con presbiteri sopraelevati su cripte e terminanti con absidi; il braccio centrale del presbiterio ha forse perso l’abside originale durante i lavori di ampliamento attuati nel XV secolo. Le navate centrali sono coperte da pregiate volte lignee a carena di nave rovesciata, tipiche anche dell’arte veneziana; queste volte sono dipinte a motivi geometrici e risalgono al XV secolo. Il Transetto destro ospita la Cappella del Crocifisso (6), dove le transenne sono composte da preziose formelle graffite di plutei risalenti al 1189, opera di un Maestro LEONARDO. Essi riportano figure di santi, profeti e animali simbolici. Da sinistra essi sono: Re David e l’arcangelo, Gabriele annunziante, la Vergine annunziata e San Giovanni Evangelista; – Geremia e Abacuc; – San Ciriaco; Due fenici su un melograno; – Aquila che ghermisce un coniglio; – Due pavoni affrontati su un albero. Il Transetto sinistro ospita la Cappella della Madonna (16), con sfarzosa edicola marmorea del 1739, opera dell’Architetto Vanvitelli e ospitante la venerata immagine seicentesca della “Regina di tutti i Santi“. Questa immagine venne donata da un mercante veneziano alla città come ex-voto per uno scampato naufragio al largo della città ed è stata al centro del miracolo mariano di San Ciriaco. Si segnalano i seguenti monumenti sepolcrali collocati nel braccio longitudinale:

al termine della navata laterale sinistra (13), il monumento sepolcrale del Beato Girolamo Ginelli, pregevole opera del 1509 eseguita dall’artista rinascimentale Giovanni Dalmata e caratterizzato dall’epigrafe dettata da Cinzio Benincasa;

all’inizio della navata laterale sinistra (19) è il monumento al guerriero Francesco Nobili (1530);

al termine della navata laterale destra (8) è il monumento al nobile anconetano Giovanni Ferretti (1558).

NUOVO PRESBITERIO (10) del 2008: Altare con pluteo del XII secolo, raffigurante San Ciriaco e S. Stefano; cattedra con grifone nello schienale (in origine transenna di finestra del XII sec.); frammento di ambone ravennate dell’VIII secolo.

Miracolo della MADONNA del DUOMO: Il quadro della Madonna è stato donato al Duomo di Ancona nel 1615 da un marinaio veneziano, come ringraziamento per aver salvato suo figlio dal mare in tempesta. Da allora il quadro della Vergine è oggetto di profonda devozione da parte di molti fedeli anconetani. Alcuni cronisti parlano di un miracolo avvenuto la sera del 25 giugno 1796, davanti ad alcuni fedeli che stavano recitando le litanie alla Madonna. Secondo queste cronache il quadro avrebbe aperto gli occhi e sorriso, anche nei giorni seguenti. In quel periodo si era diffusa in città la notizia della vittoria di Napoleone Bonaparte e la firma dell’armistizio che prevedeva la cessione di Bologna, Ferrara ed Ancona e la possibilità, da parte dei francesi, di confiscare i beni della Chiesa. In base alla testimonianza del Vicario Generale e di altri testimoni, la Chiesa cattolica, ancora sotto minaccia napoleonica, decise di interpretare il prodigio come una protezione dal cielo sulla città, sperando di rinforzare gli animi della fazione anti-francese. L’11 gennaio 1797 Napoleone Bonaparte, arrivato ad Ancona, decise di non confiscare i gioielli e gli ornamenti del Duomo. Secondo alcuni storici ciò fu dovuto ad un mero calcolo politico: i francesi volevano evitare attriti con la fazione cattolica della città, cercando di trovare un accordo con essa. Tra l’altro un esponente della municipalità filofrancese, l’israelita Sansone Costantini sembra influì positivamente per la salvaguardia del simulacro, memore della reazione della gente del porto subita anni addietro a causa della rimozione da lui effettuata di un’immagine della Vergine già posta all’esterno di una casa che aveva acquistato. Per altri questa decisione fu presa per un intervento divino. Il 13 maggio 1814 papa Pio VII incoronò il prodigioso quadro.

(8) MONUMENTO del 1558, stilisticamente influenzato dal Tibaldi, in cui viene raffigurato il nobile Giovanni Ferretti in veste di antico romano

(7) CRIPTA delle LACRIME, originaria sede del Museo lapidario. Distrutta durante la 2° guerra mondiale, è stata ricostruita insieme alla soprastante Cappella. Contiene: Memoria di S. Stefano, reliquie di S. Giacomo e del Beato Gabriele Ferretti. Si trova sulla navata destra.

(5) Lastre graffite (Maestro LEONARDO?) in marmo del pluteo messo in opera nel 1189, al tempo del vescovo Beraldo. Capolavori policromi raffiguranti: Re David, Annunciazio-ne, San Giovanni Evangelista, due Profeti, San Ciriaco, figure zoomorfe.

(18) CRIPTA  dei PROTETTORI (San Ciriaco, San Liberio, San Marcellino e il Beato Antonio Fatati): La Cripta dei Protettori (a sinistra rispetto all’ingresso principale) è così detta perché contiene le spoglie dei santi patroni della città, custodite in preziose urne. Quella di San Ciriaco è in marmo imezio (o imetto), quelle di San Liberio San Marcellino, in diaspro tenero di Sicilia; sono qui conservate anche le ceneri di Santa Palazia. Le urne furono ridisegnate e realizzate dallo scultore Gioacchino VARLE’ tra il 1757 e il 1760 con una fastosa decorazione a festoni bronzei dorati. Contiene una stauroteca con un frammento della Croce di Cristo.

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