PIENZA è un comune italiano di 2.076 abitanti della provincia di Siena in Toscana. Situato in Val d’Orcia, non è molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Il centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1996.

PIENZA è un comune italiano di 2.076 abitanti della provincia di Siena in Toscana. Situato in Val d’Orcia, non è molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Il centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1996. La città fino al 1462 altro non era che un piccolo borgo di nome Corsignano. L’evento che ne cambiò le sorti fu la nascita nel 1405 di Enea Silvio Piccolomini che 53 anni dopo divenne Papa Pio II. Proprio un viaggio del pontefice verso Mantova lo portò ad attraversare il luogo di nascita e il degrado che trovò lo portò a decidere la costruzione di una nuova città ideale sopra l’antico borgo, affidandone il progetto di rinnovamento all’architetto Bernardo Rossellino: la costruzione durò circa quattro anni e portò alla luce una cittadina armoniosa e con forme tipicamente quattrocentesche. La morte prematura di papa Pio II chiuse anche la storia della nuova città, che da allora ha subito limitate modifiche.

Il Palazzo Comunale di Pienza o Palazzo Pretorio, già Palazzo Pubblico, è l’antica residenza dei Priori e si trova sulla Piazza Pio II, di fronte al Duomo. Il Palazzo, forse disegnato da Bernardo Rossellino ma rimaneggiato nel 1900, si caratterizza per il portico a tre archi che poggiano su colonne di ordine ionico. La facciata, tutta in travertino, è aperta superiormente da 4 bifore e presenta una torre con orologio costruita in cotto, con finestre lunghe e coronata da un doppio ordine di merli. All’interno del portico la facciata risulta adornata da graffiti e dagli stemmi in pietra dei vari Podestà che vi dimorarono, oltre a quelli del Papa Pio II Piccolomini, della Provincia e del Comune di Pienza. Sulla sinistra del Palazzo è interessante notare una casetta del ‘400 con i fianchi a sporti, che affaccia sulla via Marconi. All’interno del Palazzo, nella Sala del Consiglio, è presente un affresco di Scuola senese del ‘400 che raffigura la Madonna col Bambino e i Patroni di Pienza (San Vito, San Modesto e San Matteo).



PALAZZO PICCOLOMINI si trova nel centro di Pienza, accanto al Duomo. Il palazzo, detto anche Pontificio, venne commissionato da Enea Piccolomini, ovvero papa Pio II, a Bernardo Rossellino, nell’ambito del progetto della ricostruzione di Pienza come città ideale. Progettato nella seconda metà del XV secolo (dopo il 1459), per la sua realizzazione il Rossellino si ispirò al Palazzo Rucellai di Firenze, opera del suo mae-stro Leon Battista Alberti. Il palazzo è uno dei primissimi esempi di architettura rinasci-mentale. In tempi recenti, il palazzo è stato utilizzato anche come set cinematografico per diverse scene dei film L’arcidiavolo con Vittorio Gassman, Le piacevoli notti sempre con Gassman e Ugo Tognazzi e per Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Nella serie tv I Medici molte scene sono state girate nel palazzo e nella piazza antistante. Il palazzo è a pianta quadrata, sviluppato su tre piani, realizzato in pietra viva lavorata finemente in un leggero bugnato, dal basso fino alla sommità. Al piano terra c’è un portone che si affaccia sul cortile centrale, al primo e secondo piano presenta due ordini di finestre di notevole ampiezza, equidistanti l’una dall’altra, con lesene e profilature con i conci sporgenti. Ciascuna finestra è divisa in due parti da una sottile colonna. Al di sotto delle finestre, come ad evidenziare i solai interni, una cornice corre gli angoli e tra alcune finestre fanno bella mostra gli stemmi di famiglia, in pietra, con le insegne apostoliche in oro e argento. Sulla facciata nord si trova il grandissimo portale che costituisce l’entrata principale del palazzo. All’interno il palazzo racchiude una corte anch’essa rettangolare con un loggiato sostenuto da colonne di pietra.

Il Palazzo (sopra) è a pianta quadrata, sviluppato su tre piani, realizzato in pietra viva lavorata finemente in un leggero bugnato, dal basso fino alla sommità. Al piano terra c’è un portone che si affaccia sul cortile centrale, al primo e secondo piano presenta due ordini di finestre di notevole ampiezza, equidistanti l’una dall’altra, con lesene e profilature con i conci sporgenti. Ciascuna finestra è divisa in due parti da una sottile colonna. Al di sotto delle finestre, come ad evidenziare i solai interni, una cornice corre gli angoli e tra alcune finestre fanno bella mostra gli stemmi di famiglia, in pietra, con le insegne apostoliche in oro e argento. Sulla facciata nord si trova il grandissimo portale che costituisce l’entrata principale del palazzo.All’interno il palazzo racchiude una corte anch’essa rettangolare con un loggiato sostenuto da colonne di pietra. Il Giardino (di seguito), che occupa lo spazio nel lato sud dell’edificio, è piccolo, ma rappresenta una parte integrante del progetto. La piccola area terrazzata domina l’intera Val d’Orcia, mantenendo, nonostante recenti elaborazioni, le caratteristiche proprie dei giardini del Rinascimento. È circondato su tre lati da alti muri in pietra ricoperti d’edera, mentre sul lato prospiciente al Palazzo è delimitato da una loggia a tre ordini d’arcate. Un elaborato sistema di condotti di scolo impedisce che l’acqua piovana penetri negli ambienti sottostanti coperti da volte, al cui interno erano un tempo ricavate le stalle. Le aiuole di forma rettangolare, circondate da doppie siepi di bosso potate, delimitano due viottoli ricoperti di ghiaia, che s’incrociano perpendicolarmente. Nel loro punto d’incontro è posta una fontana, mentre nei quattro angoli d’ogni aiuola sono piantati alberi d’alloro a forma d’ombrello. Alcune aiuole rettangolari decorate con alberi da frutto e cespugli fioriti si trovano lungo i muri perimetrali. Un grande pozzo ottagonale decorato con la mezzaluna, le chiavi e la tiara dello stemma Piccolomini e una fontana ornata con ghirlande di frutti, sono i due elementi scultorei presenti nel giardino risalenti alla fine del Quattrocento. Il panorama della Val d’Orcia, che si può ammirare dalle tre arcate che si aprono sul muro di fondo, assume un ruolo primario nell’ideazione di questo giardino, che diventa luogo d’incontro tra architettura e natura.


Palazzo VESCOVILE (sotto), anche noto come Palazzo BORGIA: Si trova sul lato sinistro della Piazza Pio II di fronte a Palazzo Piccolomini. L’anti-co palazzo gotico fu donato da Papa Pio II al cardinale Rodrigo Borgia (futuro papa Alessandro VI) che all’epoca era il suo più stretto collaboratore con la carica di vice-cancelliere della Chiesa Cattolica; questi lo ristrutturò nel corso del Quattrocento per farne la propria residenza. La sobria facciata si caratterizza per lo slanciato portale e due ordini di finestre a “croce guelfa“. Sullo spigolo prospiciente il Corso del Rossellino si può notare lo stemma della famiglia Borgia.


Palazzo Gonzaga Simonelli: (Stile rinascimentale; XCI sec.) E’ un edificio storico situato nel centro di Pienza. Il palazzo è appartenuto a Francesco Gonzaga, creato cardinale nel 1461 da papa Pio II, nativo del borgo di Pienza. Il papa rivolse un invito ai car-dinali affinché edificassero i loro edifici a Pienza e il cardi-nale Gonzaga accettò l’invito facendo costruire nel 1462 il palazzo, venduto nel 1468 /1469 al cardinale Giacomo Ammannati Piccolomini. Il palazzo, dotato di giardino pensile, si affaccia diretta-mente sulla Val d’Orcia e da questo è possibile ammirare anche il giardino di Palazzo Piccolomini.


PALAZZO MASSAINI (sopra) è un complesso architettonico situato su un pendio collinare nel territorio comunale di Pienza. Il complesso, che appare ricostruito in epoca cinquecentesca dalla famiglia Massai-ni, che gli ha conferito la denominazione attuale, insiste nello stesso luogo in cui sorgeva una struttura castellana medievale chiamata Bibbiano Cacciaconti, originariamente appunto appartenuta ai Cacciaconti, signori di Montisi. Tra i vari proprietari che si sono susseguiti nel corso del tempo va segnalata anche la famiglia Piccolomini che a Pienza possedeva anche l’omonimo palazzo. Attualmente è sede di Bottega Verde, importante player italiano nel settore cosmetico. Il complesso, inoltre, ospita un’azienda agricola. Il palazzo è costituito da una serie di corpi di fabbrica addossati tra loro che si dispongono su quattro lati e che delimitano un cortile interno. Tra essi è da segnalare il torrione che si eleva ad altezza superiore a quella dei restanti fabbricati. A nord-est del complesso si trova un giardino monumentale, con aiuole e viali disposti in modo geometrico. Lungo il viale che conduce al palazzo si trova la cappella di San Regolo con l’attigua canonica.


Il CASTELLO di SPEDALETTO (sopra) è un complesso architettonico fortificato situato nell’omonima località rurale del territorio comunale di Pienza lungo la Strada Provinciale 53. Il complesso venne costruito nel corso del XII secolo ed appartenne allo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena. Nel corso del Quattrocento furono effettuati lavori di restauro che modificarono l’originario aspetto del castello di origine medievale, conferendogli l’aspetto di grancia (fattoria fortificata); risalgono al 1446 l’antiporta con mura. In epoca ottocentesca venne aggiunto un fabbricato per ospitare il magazzino della grancia. Il castello fortificato si articola con una planimetria quadrangolare. Su ciascuno dei quattro angoli si eleva un edificio turriforme; quello nord-occidentale si caratterizza per la merlatura sommitale. Davanti al lato settentrionale del complesso una serie di edifici disposti ad L, in parte adibiti a magazzini, precedono la struttura fortificata. Lungo il lato occidentale si elevano due torrette merlate, ciascuna alla rispettiva estremità, mentre al centro si apre una porta sovrastata da una torre di guardia anch’essa merlata, dalla quale origina un tratto di cortina muraria che la unisce alla torretta meridionale. Presso il castello si trova la chiesa di San Niccolò a Spedaletto con annessa canonica.
Il CASTELLO di COSONA (sotto) è un complesso architettonico fortificato situato nell’omonima località rurale del territorio comunale di Pienza lungo la Strada Provinciale 71. Il complesso venne costruito nel corso del ’400 divenendo una fattoria fortificata. E’ costituito da vari corpi di fabbrica addossati tra loro che si articolano su 15 lati totali. Tra essi spicca la torre a sezione quadrata che si eleva sul fronte occidentale del complesso architettonico. Molto caratteristico è il pozzo-cisterna, costruito nel 1659 e restaurato nel 1913, che veniva utilizzato per la raccolta dell’acqua. Il granaio di epoca ottocentesca si caratterizza per la presenza di due stemmi gentilizi della famiglia Forteguerri che fece realizzare l’opera. E’ al centro dell’omonima azienda agricola, e di una struttura ricettiva-agrituristica dotata di sette appartamenti indipendenti, abitati fino agli anni Settanta da alcune famiglie mezzadrili.


Il CASTELLUCCIO sorge su una collina a circa dieci chilometri da Pienza e da Chianciano Terme. Nei tempi passati gli veniva aggiunto il nome di Bifolchi: i primi proprietari, infatti, si chiamavano così. Fin dal 1320 faceva parte della repubblica di Siena ed in particolare del territorio di Monticchiello. La sua posizione strategica non lontana dal confine con lo Stato Ponti-ficio preoccupava Siena che lo volle proteggere con due robuste torri rotonde, stanziandovi una guarnigione militare. Nel 1390, e fino al 1787, una parte del fortilizio fu ricevuta in donazione dal potente Ospedale di Santa Maria della Scala (sulla facciata campeggia ancora lo stemma) che lo trasformò in “Grancia“, fattoria fortificata. All’interno si può tuttora ammirare la cappella di San Bernardino da Siena che vi soggiornò. In tempi recenti vi risiedettero vari proprietari, tra cui Antonio e Iris Origo, nota scrittrice. Intorno alla metà del XVI secolo dimorò nel castello la contessa Giulia Maria di Montefiore che pare non vi trascorse una vita particolarmente felice. Rimasta l’unica della famiglia, sposò in prime nozze Vannetto Tolomei, morto tragicamente subito dopo. Scelse, indi, come secondo consorte, Ermelindo Grossi di San Casciano: ma il carattere debole di questi e l’ingerenza materna fecero prendere la decisione alla coppia di lasciarsi. A questo punto la contessa mutò improvvisamente stile di vita: invitava al Castelluccio il duca Ranieri dei Pannocchieschi, ma, in seguito, anche l’amico Cesare di Sanseverino. I due uomini, a un certo punto, si allontanarono e non dicevano bene della nobildonna che pensò di vendicarsi. Un gruppo di armati chiese, nel frattempo, ospitalità alla rocca e Giulia Maria si invaghì del loro capitano don Jacopo del Taja. Questi, impietosito dalle disavventure della signora, accettò, durante le feste dell’arrivo della primavera, di eliminare i due: il veleno per Ranieri e il pugnale per Cesare. Dopo un breve periodo di tranquillità il Taja, per paura di essere scoperto come l’esecutore del duplice omicidio, fuggì e non si sa che fine fece. La contessa, però, fu arrestata e decapitata nel cortile della sua stessa residenza. Questa fosca storia favorì naturalmente il nascere di leggende e superstizioni nei riguardi della stravagante donna che si manifesterebbe proprio il 15 maggio. La vicenda non è documentata storicamente.





Il complesso, che sorge sul luogo dell’antica pieve di Santa Maria, ma orientato in modo diverso, fu pensato per essere inserito scenograficamente nella piazza principale della cittadina, la Piazza Pio II, e fu realizzato per volontà di papa Pio II Piccolomini tra il 1459 e il 1462 da Bernardo Rossellino nel corso del rinnovamento della città. L’area su cui Rossellino raggruppa i principali edifici di Pienza (Palazzo Piccolomini, la Chiesa di S. Maria Assunta, il Palazzo Vescovile o diocesano) è estremamente stretta. Infatti, le sue dimensioni non sono più lunghe di quelle del cortile all’interno del palazzo Piccolomini. Rossellino riuscì a guadagnare un po’ dello spazio necessario spingendo la cattedrale più a Sud che potesse. Proiettando quasi la metà della chiesa affacciata sulla collina ha lasciato una distanza di circa venticinque metri tra la facciata della cattedrale e gli edifici che si affacciavano lungo il lato nord della via principale. Era impossibile adattare una piazza rettangolare nello spazio per diversi motivi: la strada entrava e usciva dal campo da diverse angolazioni, il vecchio Palazzo del priore (il futuro Palazzo Vescovile o Diocesano) è stato fissato ad un angolo di circa di novanta gradi; e il Palazzo Piccolomini doveva essere collocato in un angolo di settantacinque gradi se fosse dovuto rimanere parallelo alla chiesa di San Francesco e in allineamento con la strada. La piazza della cattedrale, così, del tutto naturalmente ha assunto la forma di un trapezio leggermente irregolare. Pur essendo uno dei monumenti più importanti del Rinascimen-to italiano, per alcuni particolari come il tetto a due spioventi e l’occhio centrale ricorda le chie-se gotiche francescane, ma anche le Hallenkirchen tedesche che Pio II aveva visto nei suoi numerosi viaggi (soprattutto per l’estrema luminosità delle vetrate); l’insie-me è però rinascimentale e risen-te dell’influenza di Leon Battista Alberti, oggi ritenuto il reale ispi-ratore di Pienza e del Duomo.

La Facciata tripartita in travertino fu progettata dal Rossellino. 4 paraste la dividono in tre zone corrispondenti alle navate interne. Una cornice marcapiano divide la facciata in due zone; in quella inferiore ci sono le tre porte d’ingresso, in quella superiore tre arconi sorretti da colonne. Sotto gli archi laterali sono state create nicchie di reminiscenza classica, in quello centrale si apre un oculo. Sul timpano della facciata domina lo stemma con l’emblema della Santa Sede di Pio II Piccolomini. Le pareti esterne della chiesa e l’abside recano finestre gotiche che permettono una grande e suggestiva luminosità interna. Il Campanile molto slanciato fu danneggiato dal terremoto del 1545 e ripristinato nel 1570. il campanile ospita 4 campane. la grande, di nota solb3, fusa nel 1400 da una fonderia cortonese; la seconda, di nota solb3, fusa da Luigi Magni nel ‘900. L‘Interno, ancora strutturalmente legato allo stile gotico, è diviso in tre navate tutte della stessa altezza, la navata mediana è solo più larga delle laterali. Due file di pilastri con semicolonne addossate e capitelli decorati, rialzati rispetto ai pilastri, dividono le navate. L’abside è divisa in tre cappelle, la maggiore accoglie il coro. Altre due cappelle sono formate dai bracci della crociera, ognuna è dotata di un finestrone. Tutta questa parte ha subito un cedimento a causa delle condizioni del terreno su cui sorgono i muri perimetrali dell’abside fin dalla sua costruzione. Il tempio è arricchito da dipinti, eseguiti su commissione di Pio II dai più noti artisti dell’epoca. Organo a canne: Nella terza campata della navata laterale di destra, sopra l’ingresso della sagrestia, entro una nicchia, vi è l’organo a canne, costruito dalla ditta Giustozzi negli anni settanta del XX secolo.



Il MONASTERO di Sant’ANNA in Camprena è un ex complesso monastico olivetano situato nell’omonima località, all’interno del territorio del comune di Pienza, in provincia di Siena. Attualmente il monastero è adibito ad agriturismo gestito dalla diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, mentre l’annessa chiesa, consacrata, è sede della parrocchia di Sant’Anna in Camprena. Nel 1324, San Bernardo Tolomei, fondò nei pressi di Castelmuzio un romito-rio nei terreni donati dalla nobile senese Uguccia de Ragnoni che lì possedeva un palazzo fortificato. Nel 1334 un gruppo di monaci provenienti dall’abbazia di Monte Oliveto instaurò nel romitorio un vero e proprio monastero. La costruzione del nuovo monastero, dipendente da Monte Oliveto, venne avviata soltanto agli inizi del XV secolo e si protrasse fino al 1517; nello stesso anno, si ebbe la consacrazione della chiesa, dedicata a Sant’Anna. Il complesso fu oggetto di restauri anche nei secoli XVII e XVIII. Il complesso monastico di Sant’Anna in Camprena è formato dalla chiesa abbaziale, dal monastero ad essa adiacente e dal piccolo cimitero, posto alle spalle della chiesa. Il CIMITERO del monastero è situato a sud-est della chiesa, da essa distaccato. Il camposanto, con sepolture a terra e a pianta rettangolare, è circondato da un alto muro in pietra, con un unico ingresso sulla parte anteriore chiuso da un cancello in ferro battuto. Sul lato opposto, vi è la cappella, in stile neogotico, con semplice facciata a capanna. CHIESA: dedicata a Sant’Anna, madre di Maria (madre di Gesù), venne terminata e consacrata nel 1517, mantenendo nei secoli successivi le sue caratteristiche originarie. La Facciata (sotto) della chiesa, stretta fra 2 lesene in laterizio e rivestita d’intonaco chiaro, è a capanna ed è preceduta da un sagrato rettangolare, sul quale si affaccia anche il monastero. Il Portale d’ingresso, unico e privo di lunetta o cornice, è a 2 battenti lignei con semplici rilievi. Dinnanzi ad esso si trova un Protiro in laterizio, a pianta quadrangolare, coperto con volta a crociera sorretta da 4 pilastri. Nella parte superiore della facciata si apre un rosone circolare leggermente strombato; termina in alto con un frontone triangolare ed un doppio cornicione.

Le fiancate della chiesa e il transetto sono privi di elementi decorativi e presentano, come la facciata, un paramento murario d’intonaco chiaro alternato a lesene in laterizio. Al centro di ciascuna delle due facciate del transetto, prive di frontone, si apre un rosone circolare strombato. Lungo il fianco sinistro della chiesa, si eleva la torre campanaria del ‘400. Essa, a pianta quadrata, presenta nella parte inferiore delle finestre a feritoia e, in quella superiore, la cella campanaria. Essa si apre su ciascuno dei quattro lati con una bifora a tutto sesto sorretta, al centro, da un pilastrino. La copertura del campanile è in cotto. NTERNO: L’interno della chiesa è a pianta a croce latina, con unica navata, transetto sporgente e coro quadrangolare con piccola abside semicircolare. Il piedicroce è formato dall’unica navata; essa è priva di cappelle laterali e si articola in 3 campate rettangolari coperte con volta a crociera e intervallate da archi a tutto sesto alla base dei quali si trovano due lesene composite dipinte a finto marmo. A ridosso della controfacciata, vi è un’elaborata bussola barocca in legno dipinto. Il capocroce è composto dalla crociera, coperta con volta a vela, dal coro e dai due bracci del transetto, ognuno dei quali ospita, a ridosso della parete fondale, un altare barocco in stucco dipinto a finto marmo. L’altare di destra è sormontato da un quadro raffigurante Santa Scolastica e l’Angelo, mentre quello di sinistra da un quadro raffigurante la Madonna in trono col Bambino e Sant’Anna fra due monaci olivetani genuflessi, copia di uno degli affreschi del Monastero di Sant’Anna in Camprena (Refettorio). Nel braccio sinistro del transetto, incassato nella parete, vi è il fonte battesimale. Il presbiterio accoglie l’altare maggiore in stucco dipinto a finto marmo. Al di sopra di esso vi è un Crocifisso ligneo barocco. Lungo le pareti del coro, a pianta quadrata e con volta a crociera, e della piccola abside semicircolare, si trovano gli stalli lignei del XVI secolo. Nel catino absidale è raffigurata la Colomba dello Spirito Santo fra una gloria di angeli. Lungo le pareti della chiesa vi sono 13 tele del ‘600 raffiguranti Scene della vita di San Bernardo Tolomei.

ORGANO (Sopra): Al centro del coro, a pavimento, si trova l’organo a canne, costruito nel 1788 da Filippo Tronci per la chiesa di San Francesco di Fie-sole ed acquistato nel 1914 dal vescovo di Chiusi e Pienza Giacomo Bellucci e in tale occasione restaurato da Onofrio Bruschi. Lo strumento è racchiuso entro una cassa lignea verniciata di bian-co con modanature e specchiatu-re; la mostra, composta da can-ne di principale, è chiusa da due portelle recanti quella di sinistra lo stemma del vescovo Bellucci, quella di destra il cartiglio con l’anno dell’acquisto da parte del vescovo e il nome del donatore.

MONASTERO: (sopra) Il monastero sorge alla destra della chiesa, ad esso adiacente. La sua facciata principale dà sul lato lungo del sagrato ed è priva di particolari decorazioni. Essa è caratterizzata da finestre rettangolari di varie dimensioni disposte asimmetricamente. Nella parte inferiore, si apre il portone d’accesso con arco a tutto sesto, con doppio battente ligneo. Nella parte superiore, in corrispondenza del portone, vi è un corpo sporgente poggiante su due archi pensili ogivali sorretti da mensole. Il monastero si articola intorno al chiostro, terminato nel 1501 e rimaneggiato nel XVIII secolo. Esso è a pianta rettangolare e le quattro gallerie, coperte con volta a botte, si affacciano sulla corte centrale con finestre chiuse da elaborate inferriate. Nell’angolo meridionale, vi è la vera da poz-zo rinascimentale. Alle spalle del monastero, si trova un ampio giardino, delimitato da un muro, al centro del quale si trova una fontana circolare.
REFETTORIO: (dopo) Lungo la galleria sud-orientale del chiostro, si apre un ambiente che dà sul refettorio. La sala, a pianta rettangolare, è coperta con volta a botte lunettata con tre lunette su ciascun lato corto e sette sui lati lunghi. Le due pareti d’ingresso e fondale sono decorate con affreschi di Giovanni Antonio Bazzi detto Il Sodoma, autore anche della decorazione a grisaille delle pareti laterali con Busti di Santi e Storie della vita di Sant’Anna e grottesche. Gli affreschi del refettorio vennero realizzati a partire dal 10 luglio 1503 e terminati verso la metà dell’anno successivo. Un restauro conservativo è stato condotto nel 1970 come recita una lapide all’interno del refettorio stesso. Gli affreschi della parete d’ingresso sono separati da lesene corinzie dipinte con capitelli in rilievo, ed hanno i seguenti soggetti: a sinistra San Benedetto in trono in abiti pontificali tra monaci olivetani; al centro il Compianto sul Cristo morto; a destra la Madonna in trono col Bambino e Sant’Anna fra due monaci olivetani genuflessi. Il sottarco della porta d’ingresso è affrescato con il Volto del Redentore clipeato fra grottesche. La parete di fondo, invece, presenta l’unico affresco con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci tripartito da lesene.


La Chiesa di San FRANCESCO è un luogo di culto cattolico che si trova nel centro storico di Pienza. E’ di origine duecentesca. L’im-pianto è quello tipico delle chiese francescane, a navata u-nica e scarsella terminale voltata a crociera. Anche la facciata è improntata all’austerità medicante: solo il portale vi introduce una nota decorativa. All’interno si trovano importanti resti di affreschi trecenteschi, soprattutto nel presbiterio, con Annunciazione, Deposizione, Orazione nell’orto, Stimmate di san Francesco e santi, dovuti a due pittori senesi della seconda metà del Trecento, Cristoforo di Bindoccio e Meo di Piero. Nell’altare sinistro la Madonna della Misericordia e i Santi Sebastiano e Bernardino, della bottega di Luca Signorelli.


