La ROCCA ALBORNOZIANA sorge alla sommità del colle Sant’Elia da dove domina la valle umbra. Fu fatta costruire dal cardinale Egidio Albornoz. Possiede due cortili interni e sei torri, tra cui quella comunemente chiamata “della spiritata”, e la “camera pinta“, affrescata con dipinti quattrocenteschi. I lavori di costruzione si svolsero fra il 1363 e il 1367, e furono sotto la direzione dell’architetto eugubino (di Gubbio dal latino Iguvium) Matteo Gattaponi.

Matteo Gattaponi progettò sapientemente un edificio che potesse essere nel contempo solida e imponente fortezza, ma anche elegante e confortevole residenza, che fu a tale scopo utilizzata da molti ospiti illustri. La struttura del perimetro rettangolare, infatti, con 4 torri angolari, si articola in due spazi separati da un corpo mediano collegato ad altre due torri: il Cortile delle armi, che occupa l’area destinata alle truppe, e il Cortile d’Onore d’Onore circondato da edifici destinati ai governatori della città, ma in cui soggiornarono anche alcuni Pontefici. Quest’area, che accoglieva anche gli uffici amministrativi, è circondata da un doppio loggiato costruito, secondo il Vasari, su progetto di Bernardo Rossellino, chiamato a Spoleto da papa Niccolò V. Al centro del cortile è situato un pozzo esagonale che sormonta una grande cisterna utilizzata per la raccolta dell’acqua piovana. e restauro del libro antico.

I due cortili sono collegati tra loro mediante un fornice affrescato tra il 1572 e il 1575 sulla cui volta è dipinto lo stemma di papa Gregorio XIII; ai lati sono poste le raffigurazioni di sei città dello Stato pontificio: Porto d’Anzio, Perugia, Orvieto, Ripatransone, Spoleto e un’ultima città non ancora identificata. Mediante lo scalone d’onore si sale al piano nobile; da qui una porta in pietra cinquecentesca dà accesso all’ambiente più vasto della Rocca: il Salone d’Onore. Questo ambiente, che ospitava banchetti e grandi cerimonie, non fu mai portato a termine nella copertura a volte e nella decorazione pittorica. Dal salone si accede alla camera pinta, la stanza situata all’interno della torre maestra, dove alloggiava il castellano. Lungo le pareti si trovano due cicli pittorici datati tra l’ultimo decennio del Trecento e i primi decenni del secolo successivo. Dopo il Cinquecento la Rocca ha iniziato a perdere d’importanza tanto che, dal 1764, i governatori preferirono risiedere dentro le mura cittadine. Dal 1817 la fortezza fu adibita a carcere fino al 1982. Dopo anni di impegnativi restauri, nel 2007 è stata adibita come sede permanente del Museo nazionale del Ducato di Spoleto. All’interno della Rocca sono situati anche il Laboratorio di diagnostica applicata ai Beni culturali e la Scuola europea di conservazione e restauro del libro antico.



Il PONTE delle TORRI è un ponte ad arco derivato da un acquedotto romano sito a Spoleto. La struttura scavalca il tracciato del torrente Tessino e ricollega ciò che l’attività tettonica e l’erosione lineare del torrente hanno diviso. Ai due estremi del ponte si trovano due fortezze, la Rocca Albornoziana e il Fortilizio dei Mulini, eretto per vigilare il ponte e attivo come mulino fino al XIX secolo. Si innalza su nove possenti arcate, ha una lunghezza di 230 metri e un’altezza di 80. Le dimensioni massime di alcuni pilastri alla base sono di metri 10 x 12. Piloni e arcate non hanno misure costanti: i piloni verso il Monteluco sono più massicci degli altri e sono rinforzati da arcate poste circa a metà della loro altezza; anche lo spazio tra le arcate è diverso, minore rispetto alle corrispettive verso Sant’Elia. La loro diversità fa pensare che siano stati costruiti in periodi diversi. I due piloni sorgenti dal fondo della valle sono vuoti e praticabili, al loro interno alcuni ambienti che fungevano da postazioni di guardia, con finestre e porte d’accesso situate a pochi metri da terra; nel tempo sono stati un sicuro rifugio diurno e stagionale per vari chirotteri. Sopra la struttura si erge un muraglione alto circa 12 metri che delimita la strada sopra il ponte per tutta la sua lunghezza; sulla sua sommità in un canale scavato, scorreva l’acqua che, proveniente dagli acquedotti di Cortaccione e Patrico, riforniva la città. In origine era completamente chiuso, solo nel 1845 è stato aperto il panoramico finestrone centrale a cura del gonfalonie-re Parenzi; il parapetto antistante invece, alto circa un metro, è stato costruito sul finire dell’ottocento.


























