Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

SANTUARIO della MADONNA delle GRAZIE – MONTEODORISIO (CHIETI)

In seguito ad un evento miracoloso (durante la riparazione dei muri di fondazione della chiesa zampillò improvvisamente una sorgente d’acqua che possedeva delle virtù miracolose) si susseguirono i pellegrinaggi non solo nel chietino. Il santuario, solennemente inaugurato nel 1895, a 3 navate, fu edificato su progetto dell’ing. vastese Francesco Benedetti in stile gotico lombardo.

Secondo la tradizione popolare, ai margini dell’abitato di Monteodorisio, nel luogo dove erano i resti di un convento dei Carmelitani, nel XII secolo fu costruito una chiesetta dedicata dedicata a Santa Maria delle Grazie, da sempre oggetto di grande devozione. Fu però un miracolo del 1886 a dare al luogo fama di santuario quando, durante la riparazione dei muri di fondazione della chiesa zampillò improvvisamente una sorgente d’acqua che possedeva delle virtù miracolose: molti infermi, storpi, ciechi o affetti da altre malattie hanno trovato la guarigione bevendo quell’acqua o bagnandosi con essa. Da allora si susseguirono i pellegrinaggi e la fama miracolistica si diffuse non soltanto nel chietino. Il santuario, solennemente inaugurato nel 1895, a 3 navate, fu edificato su pro-getto dell’ing. vastese Francesco BENEDETTI in stile gotico lombardo. La facciata, a salienti, è tripartita, con il corpo centrale avanzato rispetto ai due corpi  laterali minori, e presenta dei beccatelli sotto il cornicione. Consta di tre portoni con arco a tutto sesto, uno per ogni corpo, di cui il centrale è strombato. Sopra quest’ultimo portale vi è un rosone, anch’esso strombato, con intorno dei laterizi di diverso colore. I tre corpi della chiesa, così come il corpo dell’edificio conventuale, sono a bande di laterizio di diverso colore. Anche sotto il cornicione dell’edificio conventuale vi sono dei beccatelli. Dietro l’Altare Maggiore, c’è una nicchia che custodisce la statua della Madonna delle Grazie. L’interno è decorato con dipinti murali liberty dei pittori Gaetano D’AGOSTINO e Nicola BIONDI. Di notevole pregio la scultura lignea policroma del ‘400 di Sant’Antonio da Padova con il Bambin Gesù, proveniente da uno dei conventi francescani distrutti di Monteodorisio.

Caposaldo storico del territorio costiero del Vastese, Monteodorisio ha ereditato nel medioevo la funzione di controllo, svolta nell’antichità da Histonium, l’odierna Vasto, che sopravvisse alla crisi dell’Impero Romano. Nel 993 il feudo passa nelle mani di Odorisio, conte dei Marsi, dal quale prende il nome il paese. Nel periodo di Guglielmo d’Altavilla, però, risulta citato con il nome di Mons Odorisius o Monterisi. In seguito, nel 1348, il paese fu concesso ai Camponeschi di L’Aquila e quindi nel XV secolo passò ai marchesi D’Avalos. Il visitatore è accolto dal Santuario della Madonna delle Grazie, edificato in seguito ad una serie di eventi miracolosi iniziati nel 1886, quando, durante i lavori di restauro della vecchia chiesa, zampillò una sorgente d’acqua che guariva i malati. Si susseguirono da allora i pellegrinaggi e l’acqua della Madonna viene raccolta in un pozzo. Il centro storico di Monteodorisio con le sue mura, le torri di avvistamento e le porte di accesso al borgo rievoca ad ogni angolo la sua storia medievale. La Chiesa di san Giovanni Battista conserva dell’originario impianto trecentesco i muri di fondazione e la possente torre campanaria che faceva parte del sistema difensivo del borgo fortificato. La parte più alta della rocca è occupata dal maestoso e panoramico Castello, che oggi ospita il Museo per l’Economia tra l’Antichità e il Rinascimento ed il Centro di Documentazione dell’Ordine Francescano in Abruzzo e Molise.

La chiesa risale a prima del XV secolo ed è menzionata durante la visita dell’arcivescovo G. Oliva del 1528 come ben curata nonostante le invasioni dei turchi. In seguito, nel 1831, fu demolita. Successivamente la chiesa viene ampliata e l’ingresso è spostato da ovest a nord. La ricostruzione fu terminata nel 1861nello stile neoclassico. La facciata è in cortina laterizia di cui il registro inferiore è suddiviso da 4 paraste con capitello dorico. Sopra vi è un timpano semicircolare. Il campanile laterale è una robusta torre con cella campanaria, orologio, e sommità piramidale. L’interno è a tre navate. Una decorazione a stucchi abbellisce la volta, con motivi geometrici presso la falsa cupola all’altezza del presbiterio. Un organo, costruito nel 1757 ed attribuito ai D’Onofrio di Caccavone oggi Poggio Sannita, si trova presso il transetto a destra dell’altare maggiore presso una cantoria in legno con parapetto mistilineo curvo al centro con delle pitture che imitano il marmo. La cassa è lignea, mentre i mantici sono disposti l’uno sopra l’altro sotto l’organo. Tra le campate e sul cornicione vi sono delle decorazioni vegetali. Sotto la cantoria si trovava, in origine, l’ingresso. L’altare maggiore, prima della demolizione postconciliare, era in marmi policromi, dotato di candelieri, e vi veniva esposta la statua del Sacro Cuore, oggi riposta in una nicchia laterale. Un quadro a parere illustra la Risurrezione di Cristo, di ambito locale. Un quadro della cappella laterale a tabernacolo, illustra il Battesimo di Cristo. Delle statue sono dedicate a San Gabriele arcangelo e alla Madonna Addolorata col Cristo morto, di scuola leccese. Molto pregevole, presso l’ingresso, un bassorilievo in pietra del XII secolo provenienti dalla distrutta chiesa di San Salvatore extra moenia, che illustra Cristo risorto con le ali ali angeliche, che appare alle Pie donne venute al sepolcro.

Il Castello di Monteodorisio è una fortificazione medievale risalente all’XI secolo, probabilmente costruita dai Normanni, poiché nel 1905 appare in una cessione di beni indirizzata dal Conte dei conti Roberto di Loritello al vescovo teatino Rainolfo in cui, insieme al castello, vengono donate in perpetuo alla Diocesi teatina anche le due chiese a esso afferenti, cioè quella di San Salvatore dentro di esso e quella di San Pietro fuori. Esso appartenne successivamente a varie famiglie, tra cui i Del Borgo, i D’Artus, i Barrile, i Caldora e i D’Avalos. Il Castello è posto nella parte più alta dell’abitato, sul limite ovest del colle, dove questo scende ripidamente verso il fiume Sinello, posizione che permetteva una visuale libera sull’intera valle sottostante, per avvistare i nemici e consentire una possibile fuga. Della forma originale, presumibilmente rettangolare, rimangono solo la cortina sud-ovest, adibita ad abitazione, la cortina nord-ovest, costituita da un alto muro, e tre dei quattro torrioni, orientati rispetto i punti cardinali.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>