La costruzione che meglio di ogni altra caratterizzò l’espansione della città di Pescara verso la pineta e punto centrale di questa progettazione è il Kursaal marino. Disegnato da Antonino LIBERI come ritrovo culturale e ricreativo della borghesia pescarese, divenne l’equivalente pescarese del Padiglione Marino. Venne inaugurato Il 14 agosto 1910. Il “Kursaal” (casa delle cure) era un elegante fabbricato classicheggiante che spiccava per la raffinatezza del doppio loggiato dagli incantevoli colori rosso antico e giallo. Ma la burocrazia e l’avvento del primo conflitto mondiale determinarono l’interruzione della preminente funzione che l’edificio aveva ricoperto per breve tempo. Nel 1919 il Kursaal venne trasformato in uno stabilimento per liquori: l’AURUM, su progetto del valente architetto toscano Giovanni MICHELUCCI.


Agli inizi del ‘900 la Pineta dannunziana era una zona paludosa, insalubre e completamente abbandonata. L’amministrazione comunale di Pescara (Portanuova) decise allora la valorizzazione turistica dell’ area e decise di trasformarla in lotti edificabili con un piano regolatore che avrebbe dovuto creare uno spazio di “divertimento e ricreazione”. Il compito di progettare l’intero nuovo quartiere turistico-residenziale della Pineta venne affidato all’ ing. Antonino LIBERI cognato di Gabriele D’Annunzio, ma quello che l’ingegnere immaginava andava oltre il semplice quartiere balneare, ipotizzava : una vera e propria “Città Giardino” con uno stabilimento balneare, uno stadio, uno spazio espositivo, il mercato, una colonia marina per i bambini e una chiesa. Pescara, la cittadina a sud del fiume, punta così in maniera decisa la strada del turismo balneare con quella che è stata definita ‘la Marcia verso la Pineta’. Nel tentativo di creare una nuova stazione, che sappia valorizzare la salubrità dell’a-ria, il suo mare ma soprattutto la “sacra” pineta, si costruisce il nuovo stabilimento “Asteria”, nome scelto dal vate, in legno su palafitte con una stazione di Omnibus trainati dai cavalli che la collega a Castellammare con due fermate in dotazione. Così la Pineta di Pescara, nei primi decenni del 1900, diviene la spiaggia frequentata dalla borghesia pescarese, mentre le classi meno abbienti , dopo la definitiva bonifica della zona della Palata, prenderanno a frequentare gli arenili del cosiddetto “Marevecchio” tra l’attuale via Pepe ed il fiume Pescara.
IL KURSAAL
La costruzione che meglio di ogni altra caratterizzò l’espansione della cittadina verso la pineta e punto centrale di questa progettazione è il Kursaal marino . Disegnato da Antonino LIBERI come ritrovo culturale e ricreativo della borghesia pescarese, divenne l’equivalente pescarese del Padiglione Marino. Venne inaugurato Il 14 agosto 1910 con un sontuoso banchetto campestre di cinquecento coperti e grande entusiasmo. Il “Kursaal” (casa delle cure) era un elegante fabbricato classicheggiante che spiccava per la raffinatezza del doppio loggiato dagli incantevoli colori rosso antico e giallo. Ma la burocrazia e l’avvento del primo conflitto mondiale determinarono l’interruzione della preminente funzione che l’edificio aveva ricoperto per breve tempo,.
L’AURUM
Derivato dall’integrazione tra il Kursaal e l’aggiunta progettata da Giovanni MICHELUCCI alla fine degli anni Trenta del Novecento è sicuramente l’edificio più singolare di Pescara che ha plasmato e influenzato la storia e lo sviluppo urbanistico dell’intero quartiere, il Rione Pineta. Nel 1919 il Kursaal venne trasformato in uno stabilimento per liquori: l’Aurum, su progetto del valente architetto toscano Giovanni MICHELUCCI, uno dei maggiori del secolo, il cui nome è legato alla costruzione della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella.




Il nome del liquore venne scelto dal fondatore della fabbrica Amedeo Pomilio, su sug-gerimento dell’amico poeta Gabriele D’ANNUNZIO, in riferimento alle origini romane attribuite alla ricetta. La parola deriva dal gioco delle parole latine aurum, che significa oro, ed aurantium l’arancio. Il famoso liquore aveva proprietà e caratteristiche di vario genere: la mentuccia di San Silvestro al profumo di menta dal colore verde mare, la cerasella di Fra Ginepro rosso sangue dall’infuso di marasche, l’anisetta stellata al sapore dell’anice e il tipico Aurum dall’intenso odore dell’arancia. La produzione industriale del liquore è iniziata nel 1925. Negli anni trenta, su disegno sempre di Giovanni MICHELUCCI, venne costruito il liquorificio vero e proprio con una struttura a ferro di cavallo con doppio ordine di finetroni originale esempio di architettura industriale. Lo stabilimento rimase operativo e continuò a svilupparsi ,richiedendo anche un ampliamento della struttura, fino alla dismissione dell’attività agli inizi degli anni settanta.
LA RISTRUTTURAZIONE
Per decenni la struttura rimase abbandonata correndo il rischio di essere demolita. Nel 2003 il Comune di Pescara decise di acquistare e recuperare l’edificio, con l’intenzione di farne un contenitore culturale multifunzionale, atto ad ospitare mostre, eventi, seminari e convegni. L’idea attorno la quale è ruotato l’intero progetto di riqualificazione è stata quella di conservare quanto più possibile l’autenticità dell’architettura e di mantenere determinati materiali ed elementi costruttivi. La ristrutturazione, iniziata nel 2005, ha interessato una superficie complessiva di 10.000 mq ed è stata attuata tenendo conto sia della ‘memoria’ degli antichi ambienti sia della necessità di recuperare nuovi spazi per le attrezzature tecnologiche e le moderne esigenze funzionali .


CORTILE INTERNO


….. eppure Michetti è, forse senza avvertirlo, pienamente inserito nel solco di una tradizione, che non è tanto quella dei realisti del secondo Ottocento (da Gemito a Barbella, e non escludendo certi risvolti dell’arte di Medardo Rosso), quanto piuttosto una tradizione autoctona, più congeniale, dunque, al suo sangue abruzzese, quella che in anni lontanissimi si manifestò primamente nel misterioso guerriero di Capestrano, di cui egli incosciamente ripete nei suoi lavori la plastica gravità e la saldezza strutturale, e poi riapparve nelle schiette figurazioni di uomini e animali che decorano le chiese romaniche disseminate tra la Majella e l’Adriatico, e ancora rivisse, tradotta in raffigurazioni di oreficeria, nei crocifissi e nel paliotto teramano di Nicola da Guardiagrele. Di questa lunga sequenza Michetti è un esponente significativo, perché attraverso la sua opera plastica esprime, ancora una volta con genuina originalità, quella che è l’anima segreta ed autentica della regione: un’aspirazione alla concretezza, alla chiarezza d’intenti, all’onestà di una vita che non rifiuta il passato, anzi lo utilizza come un tesoro di esperienza e saggezza accumulato negli anni, ma si volge a costruire un avvenire aperto alle nuove dimensioni dell’uomo e della società. Venuto da un ceppo antico di artigiani, di uomini di lavoro e di pazienza, Michetti è l’erede della tradizione abruzzese che interpreta con la sua arte nel segno di un vigore plastico e di una nettezza di forme in tutto degni delle avite virtù. Umberto RUSSO (professore)

























