Il Santuario della Madonna delle Grazie è un edificio religioso dedicato alla protettrice della città di Teramo (fuori le mura, in piazza Madonna delle Grazie). Inizio costruzione: 1153. Consacrazione: 1900. Negli anni 1465 – 1475, data l’affluenza dei fedeli, fu necessario ingrandire e modificare il vecchio complesso. Tra il 1892 ed il 1900 la chiesa antica in stile romanico fu demolita e ricostruita come oggi la possiamo vedere.


Il Santuario della Madonna delle Grazie è un edificio religioso dedicato alla protettrice della città di Teramo (fuori le mura, in piazza Madonna delle Grazie). Inizio costruzione: 1153. Consacrazione: 1900. Negli anni 1465 – 1475, data l’affluenza dei fedeli, fu necessario ingrandire e modificare il vecchio complesso. Sia il convento che la chiesa furono forse ricostruiti ex novo, quest’ultima con un diverso orientamento della facciata, e fu iniziata la costruzione del campanile. Nel XVI secolo dinanzi alla chiesa della Madonna delle Grazie, si tenevano cerimonie pubbliche di pacificazione; dal marzo del 1559, ogni Domenica in albis (l’ottava di Pasqua) si celebrò la Festa della Pace. Nella seconda metà del XVII secolo (sulla facciata demolita era inciso l’anno 1687, in grandi numeri romani) la chiesa subì una serie di trasformazioni che seguivano il gusto ba-rocco allora dominante. Si portò anche a termine il campanile, che è sopravvissuto fino ai nostri giorni e mostra ancora la differenza di stile tra la base più antica e lo stile barocco della parte superiore. Tra il 1892 ed il 1900 la chiesa antica in stile romanico fu demolita e ricostruita come oggi la possiamo vedere. L’operazione fu curata da Francesco Savini, su progetto architettonico del professor Cesare Mariani. Dell’antico tempio rimane solo il campanile ed alcuni capitelli rinascimentali nel chiostro attiguo. Il monastero si è salvato quasi integralmente. Sopra agli altari delle riconsacrate cappelle si possono vedere la grande tela di Pasquale CELOMMI Le tre Marie alla Croce (donata dal barone Filippone Thaulero), la Sacra famiglia di Vettorino Scarselli (donata dalla nobile famiglia Palma), il Trapasso di san Giuseppe (copia) di Francesco Tartagliozzi (donata da D. Francesco e D. Giuseppe Savini), una Madonna di Stroppolatini. Tra il 1968 e il 1972 vennero eseguiti importanti lavori resi necessari dal crollo di parte della loggia. Oltre agli indispensabili interventi di consolidamento, il chiostro fu restaurato e “liberato” verso la piazza. Sull’esterno del muro del convento, infatti, furono riportati a vista due archi dell’antico portico.
Il CHIOSTRO dell’unito Monastero: Il chiostro, a pianta leggermente trapezoidale, si trova accanto alla chiesa. Su tre lati vi è una loggia doppia di archi a tutto sesto e massicce colonne, in pietra quelle inferiori ed in laterizio quelle superiori, con capitelli in stile lombardo-bizantino risalenti, probabilmente, alla prima metà del XII secolo. Il lato più antico, sopra un loggiato di archi a sesto acuto sorretti da brevi colonne in pietra, mostra ancora traccia delle strette finestre a doppio sguancio, risalenti al convento di Sant’Angelo delle Donne. La parte alta con le finestre rettangolari, è ascrivibile al rifacimento del XV secolo, come pure il loggiato superiore. Un pezzo importante è l’affresco murale molto rovinato, risalente alla seconda metà del XV secolo, della scuola di Carlo Crivelli. Al centro è raffigurata la Madonna delle Grazie in trono con il Bambino, in sacra conversazione con un vescovo alla sua destra, probabilmente san Berardo o san Ludovico di Tolosa, ed una suora a sinistra, la cui figura è avvolta per metà dalle fiamme: forse Santa Chiara o la bizantina Santa Parasceve.





























AFFRESCO MURALE: (sopra)
Nel maggio 2007, dopo circa un trentennio, la Sovrintendenza ha restituito al museo del santuario il suo pezzo più importante. Si tratta di un affresco murale molto rovinato, risalente alla seconda metà del XV secolo, della scuola di Carlo Crivelli. L’opera fu probabilmente commissionata dalla ricca comunità di mercanti albanesi che all’epoca risiedeva a Teramo. Al centro è raffigurata la Madonna delle Grazie in trono con il Bambino, in sacra conversazione con un vescovo alla sua destra, probabilmente san Berardo o san Ludovico di Tolosa, ed una suora a sinistra, la cui figura è avvolta per metà dalle fiamme: forse santa Chiara o la bizantina santa Parasceve. L’immagine della Vergine è una perfetta riproduzione di quella del polittico che Crivelli realizzò per la Chiesa di San Pietro Martire di Ascoli Piceno alla fine del XV secolo. L’affresco fu rinvenuto nel 1892, durante la demolizione del vecchio santuario, nella prima cappella di destra. Francesco Savini lo attribuì allo stesso Carlo Crivelli, ma questo non gli impedì di danneggiarlo gravemente nel distaccarlo. Pietro Alamanno fu successivamente indicato come autore dell’opera dal critico d’arte Ferdinando Bologna. La questione è ancora dibattuta.


